Canoa Slalom Athlets Forum



Tony Estanguet non ha certo iniziato bene il campionato del mondo di slalom e non ha neppure brillato nella riunione che ha organizzato questa sera con gli atleti del circuito iridato per parlare del futuro dello slalom assieme a Jean-Michel Prono, chairman del boarding dello Slalom.
I due francesi hanno anche commesso, secondo me,  un errore di etichetta non invitando noi allenatori a partecipare perlomeno come auditori costringendoci poi a chiedere lumi sui lavori svolti ai nostri stessi ragazzi che abbiamo visto uscire piuttosto delusi e increduli alla cocciutaggine di chi teme di perdere potere avvalendosi di collaboratori professionisti capaci e competenti.
In buona sostanza, i due transalpini,  hanno esordito comunicando ai presenti i lavori e i cambiamenti fatti in questi ultimi anni e i progetti per il futuro che vedono come priorità quella di mettere  telecamere sugli atleti oltre al fatto di spingere gli stessi ad essere più intriganti nell’area  « kiss and cry », al che Martikan, dopo aver sottolineato il fatto che i problemi dello slalom sono ben altri e non certo il fatto di decidere se mettere o no una telecamera sulla testa degli atleti o se farli partire lanciati o da fermi, si è alzato ed è andato via nel bel mezzo della riunione, capendo che se rimangono questi personaggi poco si può cambiare. In effetti lo slalom vive una profonda crisi da diversi anni e cioè dal momento in cui chi avrebbe dovuto ricoprire  solo ed esclusivamente il suo ruolo di chairman si è messo a fare di tutto e di più. Se il problema è di marketing e di immagine bisogna affidarsi a degli specialisti e non pensare di trovare in casa nostra qualcuno capace di suggerire proposte intelligenti ed efficaci per far fare un grande salto di qualità  allo sport dei pali dell’acqua mossa, proponendosi a circuiti televisivi importanti e di conseguenza a sponsor per creare  interessi economici attorno a questo sport.
Se da un lato c’è da riconoscere il grande sforzo fatto dalla commissione ICF dello slalom per risolvere il grandissimo problema delle penalità, dall’altro lato bisogna anche riconoscere la chiusura totale operata in questi lunghi anni sotto l’aspetto del rinnovamento di immagine e promozione dello slalom.

Per il momento accantoniamo il problema e concentriamoci su questo mondiale che arriva veramente tardi in prossimità dell’autunno, gli alberi hanno iniziato a colorare di rosso le punte delle loro foglie e i primi freddi costringono gli atleti a vestirsi con le maniche lunghe. Domani sera cerimonia di apertura e poi saranno le gare a farci parlare con le storie che ci regaleranno gli atleti dello slalom e dello sprint che ritornano a gareggiare assieme dopo il lontano 1993 nell’edizione italiana disputata in Val di Sole e il caso ha voluto che proprio quest’anno si è tornati a gareggiare a Mezzana dopo anni e anni di ferma.

Occhio all’onda!




2017 Slalom World Cup is over!


Quando sono a La Seu d’Urgell non posso non fare una scappata al ristorante Canigò per una  crema catalana che qui sanno fare alla grande. C’è  la crosticina di  zucchero caramellato che si integra alla perfezione con il resto del dolce e ti fa godere il palato. Cose semplici per gustare a fondo i sapore della vita, così come la cena dal « El Plana » in compagnia di Nuria, Lluis e tanti altri amici che in occasioni come questa alla sera fanno tappa qui per le tapas con una birra!

Le gare dei K1 uomini mi hanno esaltato non poco e la finale, nonostante il brutto tempo e la pioggia, è stata magica. L’urlo di un Peter Kauzer ritrovato è risuonato per tutto lo stadio del Parco Olimpico del Segre e a 34 anni appena compiuti è ancora l’uomo che può fare la differenza. Vince per un nulla e quel 0.04 non è quantificabile, ed è come se si riuscisse a spaccare un capello in due o se gli vogliamo dare un riferimento temporale  è il battito di ciglio di un’aquila che guarda fissa il sole senza farsi intimorire da così tanta luce. Il battuto per quell’infinitesimale distacco è  Boris Neveu, il quale è regolare per tutta la sua discesa e la sua centralità lo sta riportando ai livelli di un tempo. E pensare che anche al mondiale del 2009 finì così con Kauzer primo, secondo Neveu e terzo Carles Juanmarti. Mentre quest’anno il terzo in coppa è stato Jiri Prskavec che toccando l’ultima risalita ha perso l’oro in questa gara  e l’argento nella classifica generale di Coppa 2017.

Dati importanti sono arrivati anche per i nostri pagatori che hanno capito che se la possono giocare, dovranno mantenere calma e determinazione senza voler strafare perché ormai è chiaro che paga il fatto di avere discese regolari con barche che scorrono. Qualità queste che certo non mancano ai kayak azzurri.
La coppa finale va al ceco  Vit Prindis, altro atleta assai regolare e centrale nel suo modo di interpretare lo slalom moderno, che così porta a casa il prestigioso trofeo, cosa mai riuscita ad un kayak della Repubblica Ceca.

Nuria Vilarrubla vince in casa sua, ma a perdere è stata un Jessica Fox che con due tocchi sale comunque sul secondo gradino del podio. L’australiana vince la classifica finale  e si porta a casa la sua terza coppa del mondo in  C1 dopo quelle vinte nel 2013 e 2015.

Belle anche le gare del Kayak femminile con una superlativa Riccarda Funk che incanta per semplicità e leggerezza. Le avversarie, si fa per dire, possono solo aspirare alle medaglie d’argento e bronzo. 


Esaltante la prova della canadese monoposto incerta fino alle ultime battute anche se Sideris Tasiadis è sceso in finale con la certezza matematica di portarsi a casa il tanto ambito trofeo per la seconda volta. La prima fu nell’edizione del 2013.

Finita la Coppa del Mondo (iniziata il 16 giugno a Praga e poi proseguita ad Augsburg e Markkleeberg prima delle ultime due tappe, dopo un mese di pausa,  e cioè a Ivrea e la Seu d’Urgell) si iniziano a tirare le prime analisi, prima di parlare dell’imminente Campionato del Mondo a Pau che sarà il numero 39 della storia della Canoa Slalom. Una Coppa che mostra tutte le sue carenze e la sua incapacità di attirare interessi e pubblico, ma ciò che più spaventa manca un coordinamento generale tra i cinque comitati organizzatori. Manca un logo comune, manca un filo logico che faccia appassionare il pubblico a seguire atleti ed eventi nel suo complesso e non come gara fine a se stessa. Una Coppa troppo corta, cinque gare sono poche, considerando il fatto che si potrebbero duplicare solamente adottando la formula della Young Europa Cup.
Poi scendiamo nel ridicolo quando alla cerimonia di chiusura vengono consegnati i premi in denaro ai primi tre classificati con cifre riportate a carattere cubitale sugli assegni giganti. Sarebbe meglio nasconderle e fare finta di nulla, peggio poi quando il trofeo è un vaso che non rappresenta nulla. Mi chiedo, ma quanto potrà valere una coppa a forma di mondo, non dico di cristallo, ma di vetro?

Su slalomstats.com raccogliamo alcuni dati interessanti in relazione all’edizione numero 30 di una Coppa del Mondo nata nel 1988.
Le nazione che hanno preso parte all’edizione 2017 sono state 41 di cui 32 nella categoria K1 donne, 26 nel C1 donne, 34 nel C1 uomini, 37 nel K1 uomini e 9 nel C2. Di tutte le nazioni partecipanti solo 30 sono passate almeno una volta in semifinale e 24 di loro in finale.
La Germania ha vinto 19 medaglie, seguita dalla Repubblica Ceca con 14, Slovacchia con 8 così come Francia e Australia (quest’ultima in pratica solo con Jessica Fox!), Slovenia e GB  5, Spagna 4, Italia 2, Giappone e USA 1quindi il 26% delle nazioni partecipanti conquistano le medaglie.

Occhio all’onda! 


Domani qualifiche in una Catalogna in rivolta

Un’aria pesante quella respirata questa sera   alla cerimonia di apertura per il grand finale di Coppa del Mondo 2017.  Sul balcone del municipio, che sta giusto sopra il palco della cerimonia,  solo il vessillo  della città senza le bandiera della Spagna e dell’Europa chiaro segno di un momento difficile ed imbarazzante sotto molti punti di vista.  Il  governo centrale  di Madrid alla richiesta di referendum per l’indipendenza del primo ottobre ha risposto picche rimandando tutto alla Corte Costituzionale che pochi minuti fa ha dato ragione al primo ministro Mariano Rajoy che diceva che questo referendum per l’indipendenza della Cataluna non si celebrerà in nessun caso. Ora staremo a vedere cosa farà Carles Puigdemont che rischia, assieme a tutti i ministri e politici catalani, l’accusa per disobbedienza, abuso di potere e malversazione di danno pubblico, rischiando pure il carcere. 

Veniamo al percorso che per celebrare i 25 anni dall’edizione olimpica è stato riproposto come allora, una sorta di ritorno al passato senza prendere in considerazione che di acqua in questo canale di La Seu d’Urgell ne è passata veramente tanta. Come se tutto ciò non bastasse sono cambiati regolamenti e canoe!  A mio modesto parere, considerano pure che il canale ha subito vere e proprie trasformazioni, ritengo la cosa assurda facendo passare in secondo piano una finale di Coppa che viceversa avrebbe avuto  bisogno di più attenzione e di  più spunti interessanti per attirare sponsor e media.

Domani venerdì spazio a tutte le gare di qualificazione con C2, C1 donne e Kayak uomini in acqua alla mattina, mentre donne in Kayak e C1 si giocheranno il passaggio del turno nel pomeriggio.


Occhio all’onda!



 per seguire le gare dal vivo in video  digitare qui 

per seguire le gare dal vivo per risultati digitare qui






Fuochi d'artificio alla cermonia di  apertura. Si nota sul balcone del Municipio solo il vessillo della città
Il percorso di gara per le qualifiche della finale di Coppa del Mondo 2017 è stato fatto riportando il percorso dei Giochi Olimpici del 1992.

La Seu d'Urgell finale di Coppa del Mondo di Slalom

"Bentornato a casa" è il saluto che mi riservano sempre gli amici, gli  ex colleghi o gli ex atleti  quando arrivo  qui a La Seu d’Urgell e la considero  una vera e propria  dimostrazione di affetto che mi fa veramente sentire uno di loro: qui ho trascorso quattro anni fantastici e  sono maturato molto come allenatore avendo l’opportunità di lavorare con atleti e tecnici di altissimo livello e con  forti motivazioni. Mi sono sentito libero di allenare lasciando spazio a tutte le mie idee e progetti anche se ovviamente come ogni cosa i problemi e le difficoltà non sono mai mancati. Ma è proprio dagli stati di necessità e dagli impegni difficili che si riesce a tirare fuori sempre il meglio di se stessi, lasciandosi però trasportare dal cuore e dalle emozioni dominando le sensazioni che a volte non sono veritiere o addirittura svianti. Ed è proprio su questi aspetti che con alcuni atleti della squadra  sto lavorando convincendoli che non sempre dobbiamo basare le nostre risposte sugli stati d'animo che ci costruiamo di discesa in discesa. L’oggettività deve rimanere l’elemento determinante nella nostra valutazione considerando sempre e comunque che la semplicità paga, mentre la ricerca di manovre impossibili o al limite della fattibilità si rivelano spesso e volentieri inutili.

Il 2017 è un appuntamento importante per questo canale visto che si festeggiano i 25 anni da quel famoso 1992 data in cui la canoa slalom rientrò nel panorama olimpico dopo la prima apparizione nel 1972 ai Giochi disputati a Monaco di Baviera. Quindi, pur nella semplicità che contraddistingue questa organizzazione, sicuramente ci saranno delle celebrazioni  per ricordare  quella edizione che per noi italiani fu decisamente importante per l’oro di Pierpaolo Ferrazzi, in questi giorni impegnato nella sua Valstagna con i giovani del Comitato Lombardia. Uno di questi eventi speciali è la mostra fotografica allestita al « Centro Civico » a due passi dal canale che ospiterà la finale della Coppa del Mondo 2017.

Non solo fotografie, ma anche vecchi modelli di canoe che ho avuto l'onore di usare, quando gli scafi erano di lana di vetro, pesavano parecchio e le gambe si arrossavano per l'irritazione che quel materiale creava sulla pelle.
Domani dimostrazione del percorso di qualifica, poi cerimonia di apertura e da venerdì si torna a gareggiare con tutte le prove di qualificazione, ma sarà anche l'occasione di rivedere amici come Masde, al secolo Xavier Travé, che questa sera mi ha detto:"facile per Te e Guille gareggiare per ben due gare di Coppa in casa". Ed in effetti se io posso dire di considerare La Seu la mia seconda casa, Guille può certamente affermare la stessa cosa per la bella Ivrea che lo ha accolto a braccia aperte.

Occhio all’onda! 













Che bello gareggiare in casa!

Avere gare di Coppa del Mondo fuori dalla porta di casa non ha prezzo perché una manifestazione di questa portata ha la forza di stanare dai posti più remoti vecchie glorie della canoa, amici, parenti, oltre a miei  ex atleti che ho allenato e con cui ho condiviso gioie e dolori.  Il piacere di vedere a distanza di anni ed anni i compagni di fiumi di un tempo ti carica di emozioni e piacere e così la Coppa resterà dentro di me non solo per i risultati degli atleti, ma anche e soprattutto per i mille abbracci teneri e sinceri, per le infinite strette di mano forti ed energiche e per le parole dolci, curiose ed effervescenti  rubate nei piccoli spazi liberi tra una semifinale e finale. Ho ricevuto tanto affetto e spero di averne restituito altrettanto perché magari in questi momenti è difficile rilassarsi e sorridere, è difficile pure avere il tempo magari per bere un caffè assieme o di sedersi a bordo fiume come sempre abbiamo fatto a parlare di una vita che ci sta regalando tanto, parlare di una canoa che ci ha uniti e che a distanza di anni ha la forza e la capacità di tenerci uniti se pur lontani, ma nel  cuore vicino, se pur per un attimo quando cioè incrociamo i nostri sguardi e ci rituffiamo in un passato fatto di onde e corrente.

Poi ci sono le gare e c’è chi in finale incanta non solo per l’oro vinto, ma per quegli oltre dieci secondi di distacco che proiettano Jessica Fox nell’olimpo degli dei. C’è l’emozione  di aver visto Zeno entrare in finale stringendo i denti fino alla fine e c’é il dispiacere di averlo poi visto spegnersi quando la febbre dei giorni scorsi è tornata prepotente e non gli ha dato pace bloccando braccia e cuore nel momento decisivo.
Poi ci sono gli occhi dei ragazzini  azzurri che rientranti dal raduno in Francia ci hanno portato energia e gioia perché con  loro il futuro sarà ancora e sempre bello da affrontare.

Domani ultimo giorno di gare sotto casa poi si carica e si parte per La Seu d’Urgell, ci aspetterà  una lunga notte alla guida dei furgoni, ma ci faranno compagnia i sorrisi e le gioie vissute in una Ivrea che si è prodigata al massimo con tutti i suoi volontari e con tutta la sua organizzazione. Una cosa è certa che comunque vada lo « stadio della canoa » ha vinto ancora la sfida mondiale.

Occhio all’onda!