Campionato Sud-Americano, San Rafael - Argentina






Prendete un foglio bianco e disegnateci una montagna di quelle che avete visto nei film western o nei fumetti di Tex Willer. Sparsi qui e là inseriteci anche dei cactus e qualche fico d’india oltre a piccoli e nodosi arbusti. Il paesaggio però è soprattutto quello di sassi color rosso, come la terra. A lato fateci scorrere un torrente non troppo grande con massoni che formano invitanti morte per risalite da manuale. Il tutto attrezzato con un campo da slalom che non ha nulla da invidiare per facilità di utilizzo e per caratteristiche ai migliori campi in circolazione. Sulle rive gli eucalipti e giusto dietro a loro dell’erbetta che però mano a mano che ci si allontana dall’acqua si dirada fino a lasciar posto alla pura terra. Quella terra sulla quale quando ci si cammina si lascia il segno del proprio passaggio alzando nuvolette di polvere. Quindi paesaggio decisamente brullo, fatta eccezione per tutto ciò che sta attorno al fiume e per quelle oasi che ogni tanto la caparbietà e la pazienza dell’uomo ha fatto nascere deviando l’acqua. Sono aree per il camping o per posizionare una delle tante madonnine che da queste parti venerano. Una volta che avete completato la vostra opera vi apparirà quell’Argentina a 250 chilometri a sud di Mendoza e più precisamente quello che si vede in un paese che si chiama San Rafael, nella Valle Grande. Ah dimenticavo! Per arrivare dalla prima città al paese disegnate una retta: quella è la strada che lega le due comunità. Su tutta questa distanza ci sono solo due punti di riferimento Tunuyan a poco più di 800 metri sul livello del mare. Una zona famosa per i vigneti e per le sue mele. L’altro agglomerato urbano è San Carlos, poi solo pampas e la cordigliera delle Ande, con le sue cime innevate, che vi accompagna maestosa nel viaggio verso i Campionati Sud-Americani di canoa slalom e che a me ricorda sempre il disastro aereo che ci fu nel 1972. Paesaggio che si interrompe ogni tanto per i chilometri di vigneti che in questi ultimi dieci anni sono cresciuti a dismisura e che hanno portato a questo paese una notevole crescita sotto il punto di vista viti-vinicolo e quindi economico. Si producono degli ottimi rossi principalmente cabernet e malbech, come scoprirò piacevolmente al barbeque della sera!
Eh già sono venuto qui giù per seguire questa gara in cui Brasile, Cile, Venezuela, Colombia, Costa Rica e ovviamente Argentina mettono in palio il titolo di campione Sud-Americano in una realtà canoistica che sta cercando la propria identità. Le difficoltà non mancano per accorciare la distanza con l’Europa, che bene o male ha quasi sempre monopolizzato risultati, politica e attenzione mediatica. Da queste parti manca sicuramente la tradizione per i paletti dello slalom e manca soprattutto un progetto importane internazionale per cercare di allargare la base di questo sport. Certo non è facile! Si pensi però che in tutti questi paesi ci sono tre forti elementi aggreganti: fiumi in abbondanza, giovani che, se ben seguiti, possono crescere velocemente e soprattutto la lingua che bene o male unisce tutti, cosa che non esiste in Europa. Quella Europa che viceversa è ricca di storia e tradizione, ma che purtroppo stenta ad aprirsi al mondo con l’errore che se lo slalom rimane confinato in pochi paesi rischiamo di uscire dal circuito olimpico prima di quello che si possa pensare. La salvezza sta proprio qui e in Asia per un progetto internazionale forte e deciso che faccia uscire definitivamente dal confino paesi che vengono considerati solo quando c’è il terrore di qualche controllo da parte del Comitato Internazionale Olimpico. Come fare è semplice.
Primo: l’ICF deve individuare uno o due tecnici competenti per ogni area, stipendiarli e mettere a loro disposizione materiale, che può trovare da sponsor di settore. Così facendo si fanno crescere le varie realtà partendo dal centro per arrivare fino al sud America. Stessa cosa dicesi per i paesi asiatici. E’ così semplice che mi vergogno pure a scriverlo. Ma non è così poi anche nella realtà di una società di canoa italiana? E se può andare bene per noi perché non potrebbe funzionare anche a livello internazionale? Dubbi che resteranno tali perché, per il momento, non ci sono interessi politici ed economici che possano far cambiare rapidamente questa realtà. Secondo: cambiare il regolamento per l’accesso in semifinale e finale ammettendo in queste due ultime fasi solo un atleta per paese. Le statistiche parlano chiaro e ci dicono che sono troppo poche le nazioni che passano in semifinale e tanto meno in finale - riguardatevi i post sui campionati del mondo dove si fa l’analisi dell’evento iridato - qui

Godiamoci quindi questi Campionati che ovviamente concedono tante licenze al regolamento a partire dal cronometraggio e dagli stessi giudici che certamente non sono così pignoli come siamo abituati dalle nostre parti. Non ci sono controlli per le barche o per i materiali che quest’anno hanno creato mille problemi anche in Coppa del Mondo e ai mondiali. Figuriamoci se applicassero alla lettera il regolamento da queste parti, praticamente partirebbero in tre!

Poco importa perché in un batter d’occhio mi sono ricalato nellla canoa che ho vissuto alla fine degli anni ’70. Tutto ciò pero, si inserisce in un piano di sviluppo che coinvolge non solo il sud America, ma che indirettamente e forse anche in maniera sconosciuta porterà benefici a tutto il movimento dello slalom: una globalizzazione a 360 gradi.
Se facciamo un parallelismo con la discesa possiamo dire tranquillamente che tutto ciò è assente. Nel mio peregrinare per il mondo non ho mai visto o sentito parlare di un progetto analogo per il settore discesa. Peccato perché molti luoghi e paesi hanno fiumi che si presterebbero alla grande a questa splendida specialità a cui rimango molto legato. Al settore mancano idee, voglia di lavorare e buona volontà grazie ai diretti interessati che rimangono seduti nelle loro comode poltrone senza muovere foglia in attesa di vedere la loro specialità apparire nei prossimi necrologi sportivi!

Occhio all'onda!

Navigate by using the North Star


Mi sono fermato un attimo e ho messo su un foglio bianco la mia idea di come si arriva ad un risultato sportivo e forse anche di altra natura. Certe volte, se pur nella mente è tutto chiaro, ho la necessità di appendere nella mia stanza segnali chiari e forti che non mi facciano perdere mai la rotta verso la stella polare. Sono come i marinai nelle notti in mare: “navigate by using the North Star”. Così anche nelle navigazione della vita c’è bisogno di chiari segnali di direzione e, che siano scritti o fotografici, piano piano invadono le mie stanze. Quelle stanze, sempre diverse, che da molto tempo ospitano il mio peregrinare nel mondo. Mi capita a volte di sentire la necessità di prendere un foglio bianco e una matita e disegnare. Sto cercando ora di saziare il mio bisogno di tango con dei disegni che copio qui o là. So che questi però non avranno la forza di tenere nella mia memoria passi che avevo imparato con dedizione e amore, ma hanno comunque la gioia di farmi ricordare con energia le persone che ruotano attorno a questo mondo e che sento vicine nella lontananza. Poi lo confesso mi piace il profumo della graffite, il sapore della gomma da cancellare, quella gestualità che ho imparato e vissuto prima in mio padre. Quel suo comunicare attraverso un disegno, attraverso un segno. Quella sua dedizione ai grandi pittori e quella sua voglia di riprodurre le loro opere; quasi volesse calarsi istintivamente in quel momento magico che diede il via al capolavoro. E poi questo bisogno, anche fisico, di battere su una tastiera, per mettere nero su bianco pensieri e sentimenti che altrimenti cadono come foglie in autunno e si perdono trasportate dal vento o seccate dal sole e inghiottite dalla terra che aspetta anche tutti noi. Le ballerine, nel mio disegno, non esprimono tutta la leggerezza che viceversa assaporo ballando con loro. Che strano, non è molto che solco le tavole delle Milonghe, e se devo essere del tutto sincero non ho sul taccuino molte esperienze, ma non ho mai trovato una Lei scarsa. Le donne sono sempre fantastiche, ma come fanno ad essere così uniche e a noi superiori? Noi poveri uomini impacciati nel nostro passo successivo, loro pronte a trovare soluzioni a nostre indecisioni. Noi rigidi come pali della luce spenti, loro brillanti e leggiadre. Loro che a volte fasciano e a volte sorridono. Loro che si lasciano trasportare nell’oblio e noi alla ricerca disperata della nostra “North Star” per continuare a guidarle nell’orgia di sentimento, piacere, entusiasmo, gioia che la vita ci vuole donare ogni giorno. Poi d’incanto ti rendi conto che il cielo si è oscurato e quella luce che ti guidava per una ragione divina illumina i tuoi spazi, quella stella è Lei. Beh ... torno alla mia ballerina del disegno che ha bisogno di qualche aggiustatina!

Occhio all’onda!

P.S. io ero partito per parlare dei fattori che contribuiscono ad un RISULTATO! Sarà per la prossima volta -

College per lo Slalom


... prosegue da Un ex convento per la sede della canoa slalom giallo verde

“In the imagination there is a hot wind which blows on cities, as a friend I dream of souls always free like clouds which fly full of humanity deep inside”

Per l’alimentazione seguiremo i consigli della nutrizionista che è stata scelta per seguire questo progetto e che darà indicazioni precise agli atleti e alle due cuoche che si alterneranno per preparare colazioni, pranzi e cene.
Non molto distante da qui c’è lo studio del fisioterapista che terrà sotto controllo i ragazzi e, una volta alla settimana, avremo una lezione di ginnastica posturale per prevenire problemi che possono insorgere con le tante ore che passeremo in acqua a pagaiare. Da oggi ai giochi panamericani - dove ci giocheremo un posto olimpico per ogni specialità - ci dividono 18 settimane, che sono 126 giorni o 3.024 ore. Non ho ancora calcolato le ore di allenamento che faremo in acqua e in quante porte passeremo, neppure il numero di sedute in palestra o a correre o a nuotare. Poco conta perché non seguiremo certo tabelle di allenamento e tanto meno mutueremo nulla dai manuali di insigni professori che, come i politici, sono troppo lontani dalla realtà e dalla gente e di conseguenza dalle necessità degli atleti. Li leggeremo e continueremo a studiarli comunque per confrontare la teoria con la pratica e il sudore versato ogni giorno. Ciò che conta è essere presenti per seguire passo dopo passo questi giovani slalomisti con tanta voglia di far bene. Avremo da affrontare nel frattempo i campionati Sud-Americani a San Rafael in Argentina, l’ultima gara della Coppa del Brasile a Piraju e la selezione per formare la squadra per i PAN-AM. Un cammino che potrebbe sembrare lungo, ma che in realtà è più veloce di un lampo a ciel sereno. E pensare che questo progetto speravo di realizzarlo in Italia. La mia idea infatti, quando ero commissario tecnico dello slalom e della discesa per la Fick, era quella di creare il “College della canoa fluviale”.
Avevo lavorato duramene a questo progetto e alla fine grazie al presidente Francesco Conforti, ad Oreste Perri e a Mauro Pitotti, avevamo trovato anche una sede ideale e cioè a Terni. Il tennis tavolo lasciava la sua struttura e noi avremmo dovuto subentrare a loro. A pochi chilometri c’è Ferentillo dove potevamo avere il nostro campo di allenamento su un tratto di fiume interessante che un tempo utilizzavamo molto per i raduni delle squadre nazionali specialmente nei periodi invernali, vista una temperatura mite e l’acqua in abbondanza. Per questo tratto esisteva anche un progetto per adattarlo alle necessità dello slalom finanziato da regione e comunità europea.
Partivo da un dato di fatto, che è poi la costante anche di oggi: i club in Italia possono solo portare i giovani atleti ad un livello medio, poi mancano di strutture, mezzi , conoscenze e disponibilità economica per far fare ai loro atleti un salto di qualità. I numeri di slalomisti che superavano il primo scoglio erano decisamente pochi - si consideri che oggi la situazione è decisamente peggiorata. Quindi avevamo la necessità di non perdere nessuno e cercare in questo gruppo, se pur ristretto, di trovare elementi interessanti in visione olimpica. Un cammino, che ripeto, non potevano e non possono fare i club. Ecco quindi la necessità di creare una struttura idonea a questa crescita, offrendo ai nostri giovani l’opportunità di esprimersi agonisticamente e nello stesso tempo di avere anche la possibilità di portare avanti gli studi universitari. Terni e la Federazione di quel tempo erano tutto ciò.
Mi è piaciuto Zucconi oggi nella sua esternazione quotidiana a tema: “Pensare in Italia”. In sostanza ci dice che la crisi non è un problema di risorse economiche o di chissà quali problemi finanziari. Il vero problema dell’Italia è che si è addormentata e ha chiuso le porte a ciò che nel passato ci ha sempre contraddistinto: la fantasia nel creare, nel proporre, nel portare avanti idee e progetti. Oggi non c’è più nessuno che si prende la responsabilità per nulla. Politici, funzionari, impiegati, operai. Tutti sono caduti nel tranello teso da chi ha interesse a mantenerci ignoranti e sottoposti al signor sì nella convinzione di poter avere il momento personale di gloria e notorietà. Abbiamo perso tutti il senso dell’interesse comune, del piacere di creare un qualche cosa che resterà nella storia, fosse anche il semplice e devoto lavoro quotidiano che è la strategia vincente per i grandi risultati!

“Nella fantasia esiste un vento caldo,
Che soffia sulle città, come amico.
Io sogno d'anime che sono sempre libere,
Come le nuvole che volano,
Pien d'umanità in fondo all'anima”

Occhio all’onda!


fine seconda parte....

Un ex convento per la sede della canoa slalom giallo verde


Vivo in un convento o meglio vivo in un ex-convento trasformato e adattato per ospitare la base operativa della canoa slalom brasiliana. Io sono giunto qualche settimana prima dell’arrivo di tutti gli atleti per preparare ogni cosa e definire nel dettaglio piani e programmi di sviluppo e allenamento. Siamo partiti a singhiozzo, ma ora sembra proprio che la grande macchina di “Rio 2016” si sia messa in moto alla grande. Certo, in questi casi non bisogna avere fretta, anche se ti piacerebbe essere già operativo al 100 per cento. Dobbiamo iniziare a creare un sistema e soprattutto dobbiamo cercare di coinvolgere un po’ tutti nel progetto. Sarà importante iniziare bene fissando regole e orari. Il problema più grande in questi casi arriva dalla capacità di essere da esempio a tutti quelli che passeranno da questo centro. Si dovrà cercare di stimolare ognuno, trovando la combinazione ideale per far esprimere al meglio tutti i nostri ragazzi e ragazze: il risultato viene dato da una serie di fattori che si devono tutti intrecciare con maestria utilizzando conoscenze, esperienze, arte e alchimismo come direbbe il grande Alviano Mesaroli. La struttura è in un punto abbastanza strategico della turistica città di Foz do Iguaçu visto che a 15 minuti di corsa abbiamo la palestra “FitFoz”: un bel centro sportivo con sala pesi, sala fitness, piscina, campi da calcio e volley, pista per correre, sauna, idro-massaggio, mentre a 15 minuti di auto arriviamo al canale di allenamento che però resterà chiuso fino al primo di gennaio per permettere ai pesci di risalire e riprodursi. Nel frattempo si pagaia sul lago a monte della diga di Itaipu. Qui c’è un mega club di vela che ospita noi e il progetto “Meninos do Lago” di cui avevo già parlato tempo fa. L’ex convento, dove viviamo, è ben strutturato. Al piano terra c’è la cucina con la sala da pranzo e l’area relax, un ampio giardino nel quale fra non molto verrà fatta anche una piscinetta. Sempre a piano terra ci sono due stanze da letto e la hall. Si sale di un piano e si arriva in un locale piuttosto spazioso con un tetto molto alto i cui lucernari danno luce praticamente a tutto il locale. Sarebbe ideale per ballare tango, anche il mio maestro sarebbe contento. Già me lo immagino qui che mi propone dove mettere le casse dello stereo per fare lezione ai miei ragazzi e ragazze. Apprendere questa sublime arte non farebbe che bene ai miei atleti, ma prima o poi ci riusciremo, non è vero Graziano? Ai lati di questo ampio salone che vi potete immaginare come un peristilio della domus romana, senza le colonne, ci sono otto porte che portano in altrettante camere da letto. Il giardino verrà sfruttato per fare stretching e esercizi per le spalle con elastici e pesetti da mezzo chilo. L’ampio salone invece sarà la sede per le varie riunioni di gruppo e per le lezioni che a alcuni professori terranno ai ragazzi per tenerli stimolati anche culturalmente. Quindi c’è in programma un corso di inglese, incontri con alcuni medici sull’educazione alimentare e i rischi del doping.

fine prima parte ...

Partenza indietro per guardare avanti


Non me lo ricordavo! Qui in Brasile l’asse del water è morbida, strana sensazione ma non male come idea. Ti siedi e ti accoglie fra le sue “braccia”. Subito ti sembra strano perché hai una sorta di sensazione di caduta, poi ti ci abitui e apprezzi... è molto comoda e in certi momenti... aiuta! Ho ritrovato anche il mio rasoio elettrico che avevo lasciato qui nella borsa a marzo: che bello farsi la barba ogni mattina senza lametta. Certo non è come la lama che ti lascia liscio liscio cosa che Amur apprezza molto, ma, considerando il fatto che colei che amo non c’è, mi posso permettere di trovarmi impreparato agli assalti del mio Angelo biondo, nessuno si accorgerà che la barba non è così perfetta come potrebbe essere! Oggi in canoa abbiamo lavorato sul colpo in acqua e sulla relativa trasmissione alla canoa. Il canale è chiuso e quindi avremo sei settimane per concentrarci sull’allenamento fisico e sulle tecniche di base in acqua piatta. Fatto inquietante è che troppi dei miei giovani atleti pagaiano pensando solo a tirare forte con le braccia dimenticandosi completamente della spinte delle gambe, della torsione e della presa in acqua. Ho dovuto cercare il sistema per far loro capire tutto ciò e quindi ho utilizzato l’arma dell’umiliazione sferrata da un 50enne poco allenato in canoa, ma che ci tiene parecchio alla loro crescita tecnica e fisica. Praticamente ho lanciato una sfida sui cinque minuti pagaiando indietro per vedere chi faceva più strada. Loro sono partiti molto convinti spingendo l’acceleratore a fondo, ma ben presto davano segni di cedimento tanto che dopo solo qualche minuto uno ad uno venivano risucchiati dal sottoscritto - per l’appunto il vecchietto di cui vi parlavo prima - fino ad arrivare al tempo prestabilito. Beh! voi non ci crederete ma ho avuto un ampio margine sul secondo arrivato e poi via via su tutti gli altri. I ragazzini si sono stupiti e hanno imputato la cosa alla mia grande preparazione fisica che in realtà in questo momento lascia molto a desiderare. La verità però non è questa, la ragione è che loro non usano tutto il corpo per pagaiare e di conseguenza non fanno scorrere la canoa oltre al fatto di stancarsi presto. Nella pagaiata indietro tutto ciò viene esaltato all’inverosimile è una sorta di prova della verità. Spiegato l’inghippo e messi nella condizione di sperimentare, abbiamo iniziato a rivedere i fondamentali proprio dalla pagaiata indietro. Strana partenza! Speriamo solo che questo sia poi un buon inizio per poi pagaiare forte guardando però sempre avanti!

Occhio all'onda!

Non ci rimane che aspettare Natale


Papi: "mangiati l’ultimo caco” eh già! Raffy ha ragione, visto che sicuramente questi deliziosi frutti non aspetteranno il mio ritorno a casa fra sette mesi. Si sa il caco è un frutto che non dura molto, nel migliore delle ipotesi fino a dicembre anche se difficilmente si riesce a metterlo sulla tavola per il giorno di Natale. La nostra pianta in giardino ha fatto quest’anno una produzione eccezionale e abbiamo finito di raccogliere gli ultimi proprio oggi prima della mia partenza per il Brasile: io arrampicato sull’albero, sotto l’attento e perplesso sguardo dei miei gatti, e Raffy sull’erbetta a parare i gialli frutti che gli lanciavo. E’ un’operazione delicata che va fatta con cura visto che è seguita praticamente da tutta la famiglia. Amur ha la funzione di ricordarmi ogni minuto della pericolosità della mia azione per la fragilità dei rami mentre di secondi ne passano solo 30 per sollecitarmi a lasciar perdere che ne abbiamo già raccolti più che a sufficienza. Alla fine desisto, ad operazione praticamente conclusa, e lascio qualche caco sulla pianta per i passerotti che ne sono ghiotti. Poi inizia la distribuzione: ne porto a mia mamma, alla mamma di Marina, ai vicini di casa, a qualche amico. Mi rimane da fare solo un’offerta su Groupon, magari per il prossimo anno mi organizzo! Anche se una mia carissima amica mi ha sconsigliato di farlo. Lei ci ha provato ed è ancora impelagata a portare fuori gente con il dragon-boat per poco più di un misero euro a persona.
Per la verità quest’anno ero un tantino preoccupato perché avrei dovuto partire ad inizio novembre e i cachi non erano ancora pronti per essere raccolti vista l’autunno inusualmente caldo. Alla fine però, per una serie di ragioni, sono partito solo ora e così sono riuscito a vedere anche l’ultima foglia cadere dal nostro amato cacaro.

Ora però, qui in questo aeroporto immenso e affollato di gente che cammina seguita dai loro troller, come fossero loro stessi i veri viaggiatori, cado nel tranello dei ricordi.

Sono stati due mesi a casa bellissimi... le mie vere vacanze e, come tutte le vacanze, sono volate senza nemmeno accorgertene. Complici Zeno, Raffy e Amur che sono sempre fantastici in tutto. Se poi a loro ci si aggiungono anche gli amici e il tango la cosa si complica non poco al momento della partenza. Zeno è tornato in barca verso fine settembre, prima con qualche pagaiatina leggera leggera, poi piano piano con estrema tranquillità qualche uscita a Valstagna per riassaporare il gusto dell’acqua che corre. Da questa settimana sono iniziati alcuni allenamenti un po’ più impegnativi con la consapevolezza che non sarà facile. Le braccia fanno male. Il corpo sta reagendo mandando segnali di dolore ovunque, riempiendo di acido lattico ogni muscolo. Una fase che durerà, nel migliore delle ipotesi, alcune settimane. Poi si riprenderanno i ritmi di un tempo, ritmi che ti fanno capire che se lasci correre la canoa sei potenzialmente sulla strada giusta e sarà solo il tempo a darti ragione.
Raffy è alla ricerca della sua identità in un corpo che si sta sviluppando e che lo costringe a riscoprirsi ogni giorno. Amur che è semplicemente fantastica in tutto. Anche ieri si è dimostrata più forte di me perché si sa partire è un po’ morire!
Due mesi splendidi con la mia fantastica famiglia a godermi ogni respiro di una vita che ci sta regalando tante emozioni e tante gioie. Fantastiche le cenette organizzate sul fuoco, magiche le ore passate sul fiume a impostare gli allenamenti, interessanti i momenti spesi a parlare di tutto e di più con dei figli che stanno crescendo e il cui sorriso ha più valore di ogni altra cosa al mondo.
Poi ci sono quei passi di tango che stavano riuscendo benino in questi ultimi tempi. Tutto merito dei nostri pazienti maestri e dell’allenamento. Siamo andati a lezione due o tre volte la settimana più una o due milonghe, non male per noi poveri dilettanti alla ricerca di movimenti che purtroppo non erano mai stati scritti nel nostro codice genetico, ma che ci appassionano sempre di più

Ma... non possiamo fermarci sul latte versato, bisogna guardare sempre avanti. Io sono arrivato in Brasile giusto il giorno della “Proclamação da República” e quindi occasione per far festa. Si inizierà a lavorare da domani. Zeno oggi si godrà a Roma il suo primo concerto dei “Rise Against” con il suo amico di pagaia Giovi. I due sono appassionati di questa band a stelle e strisce che fa musica melodic-hardcore.
Raffy è contento per il suo keebab a pranzo. Chissà se sarà andato al poligono a sparare con la pistola olimpica. Amur è super attiva quindi… non ci rimane che aspettare Natale!

Occhio all’onda!

Non sempre l'allenamento è quello scritto sui libri


“Il cielo d'Irlanda è una donna che cambia spesso d'umore.

Il cielo d'Irlanda è una gonna che gira nel sole
.
Il cielo d'Irlanda è Dio che suona la fisarmonica
si
apre e si chiude con il ritmo della musica

si apre e si chiude con il ritmo della musica”


A volte bisogna lasciare libera la fantasia e ascoltare il cuore anche per la scelta degli allenamenti per non seguire sempre schemi e tabelle preconfezionate. Ottenuta la convinzione che ciò possa portare a buoni risultati ieri abbiamo lasciato alla musica il compito di ritmare il lavoro con il pagaiergometro. Infatti indossate le cuffiette dell’I-pod Zeno si è affidato alla selezione musicale che ha trovato sul magico congegno che quel fenomeno di Steve Jobs aveva creato offrendo all’Apple un punto di forza per fare un ulteriore passo avanti rispetto alla diretta concorrente Microsoft.
Una volta partita una canzone la si interpretava per l’intera durata e per i ritmi dettati. Musica soft uguale pagaiata soft. Musica hard uguale pagaiata hard e così via in relazione ad una casualità decisa dal piccolo apparecchio della mela mangiata! Ne è uscito un lavoro decisamente diverso dal comune e che alla fine si è dimostrato particolarmente interessante. Si è così riprodotto, se vogliamo, quello che può capitare in fiume o in una prova di slalom: alti e bassi, accelerazioni e brusche frenate, recuperi e scatti, pagaiate lunghe e ben distese con pagaiate di solo braccia. Insomma un allenamento che come recita la canzone della Mannoia “cieli d’Irlanda” si “apre e si chiude con il ritmo della musica”!

Un altro interessante allenamento è stato quello fatto dai ragazzi e dalle ragazze della Lega Navale Italiana sezione di Genova Quinto su cui Elena Bargigli mi ha erudito. Il suo gruppo infatti nei giorni scorsi si è armato di stivali e badili ed è andato nelle zone colpite dall’alluvione per spalare fango e quant’altro. Ecco un bell’esempio di come ci si possa mettere a disposizione degli altri che sono stati colpiti da questa tragedia per dare una mano e per non perdere nemmeno l’allenamento. Spalare fango e muovere quantità di detriti è sicuramente un ottimo esercizio fisico, ma non solo. E’ un ottimo elemento motivante per capire quanto fortunati siamo nel poter vivere una vita da atleti per un obiettivo chiarissimo. Forza, resistenza, concentrazione e tensione tutti elementi poi che ti ritrovi in gara e che in quei frangenti sono fondamentali anche per la sopravvivenza.
Questo mi dà lo spunto per dire che il nostro sport non è solo un’attività fine a se stessa, ma ci insegna anche a capire che in certe situazioni il canoista è avvantaggiato grazie ad una serie di informazioni che ha acquisito con la sua pratica. Chi meglio di un pagaiatore può essere d’aiuto quando l’acqua si trova fuori da quello che dovrebbe essere il suo corso naturale? E’ stato così per i disastri in Veneto quando è intervenuto Ivan Pontarollo con le sue guide di rafting e maestri di canoa che hanno portato in salvo diverse persone anziane proprio perché sono stati gli unici in grado di arrivare in posti dove solo una canoa può arrivare. Risolvendo situazioni al limite.

Ogni tanto esco dal tema, ma mi premeva congratularmi con tutti questi ragazzi che hanno dimostrato di avere un cuore grande grande grazie anche da colei che ogni giorno condivide con loro fatiche e gioie, trasmettendo splendidi valori umani, sportivi ed emozionali. E pensare che la nostra amata federazione si è completamente dimenticata di Costei che ha: titoli, capacità, esperienza e atlete, senza considerare il volano che fa girare al meglio ognuno di noi e cioè una enorme passione e una spiccata vocazione per gli altri.

Occhio all’onda!

Tango catalizzatore


Può un vestitino nero, se pur carino e retro scollato, alimentare il sentimento e la passione? Certo, fascia un corpo che amo e che epidermicamente indosso pure io, ma... Può un tacco 12 su una scarpetta rosso fuoco esaltare una caviglia che già di per sé è affusolata e perfetta e che stimola piaceri assoluti? Possono dei biondi capelli raccolti farti perdere la testa per quel ciuffetto che scende delicato e arricciato su una schiena nuda e tatuata? Possono gli occhi marini catturare i tuoi e arrivare assieme direttamene al cuore? Può un sorriso racchiudere l’essenza della propria unione? Certo tutto ciò può accadere, tutto ciò appartiene all’uomo, tutto ciò è vita per la vita. Ma non sempre accade e non sempre si raggiunge la consapevolezza di averlo già scritto nel tuo patrimonio genetico e ovviamente nel suo. C’è un momento, un attimo, una scintilla, un fulmine, un’onda, un terremoto, un sussulto che mette in moto tutto ciò e lo rende palpabile a te stesso e percettibile anche da chi ti sta vicino, tanto da invadere l’aria perché ti accorgi che entri nella stessa sintonia di chi ti circonda e che, magari inconsapevolmente, ti trasmettono. Certo una bella donna è una bella donna, la passione è la passione, ma se questa non viene valorizzata ed esteriorizzata rimane un potenziale inespresso. Il maggior male che attanaglia l’essere umano è forse la paura di esprime o vivere intensamente i propri sentimenti e le proprie emozioni e peggio ancora: non condividerle. Per non cadere in questo abisso ci vuole un catalizzatore, un elemento scatenante che renda il momento non solo bello e apprezzato, che per sua natura è fuggente, ma lo trasformi in eternità per proiettarsi in una dimensione superiore, unica e sublime. Un elemento che abbia la capacità di essere universale per natura e forma. La ricerca non può passare solo attraverso una analisi interiore, ma deve essere scatenata e motivata dalla necessità di trovare una forma espressiva che possa esaltarne il linguaggio e l’espressività. Passo dopo passo, salida, mordida o volcada, ti rendi conto che qualche cosa entra in te e ti trasporta per ritrovarti espressione dell’altro e viceversa. Ecco! Finalmente trovato l’anello mancante, il sacro graal, quel catalizzatore che ha la capacità di trasformare e perfezionare l’opera divina attraverso la completezza dell’animo nella gestualità e nella magia del movimento ritmato dalla musica e dal sentimento. Il mondo ora non ha più confini perché l’ostacolo maggiore era nascosto dentro di te per quella ricerca motoria che a volte ti ha logorato, ma che purtroppo condividevi solo con te stesso. Oggi sicuramente ti senti più completo perché apprezzando ogni aspetto capisci che vivi il tutto anche attraverso lo sguardo, l’espressione, il comportamento di quel vestitino nero, di quelle scarpette rosse, di quegli occhi marini, di quel ciuffo ribelle che come una stella filante di regala il sorriso di un momento che si trasforma in complicità per l’eternità.

Occhio all’onda!

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foto del maestro Graziano Fenzi

Autunno tempo di lavori tecnici


Sono le foglie rosse e gialle sul “toro”(1) a ricordarmi che siamo in autunno. La temperatura certo non aiuta. In canoa stiamo ancora pagaiando senza guanti e con il “combo” leggero. E’ una bella stagione per dare spazio al lavoro tecnico, base di evoluzioni e imprese sportive. L’allenamento in questo periodo è molto proficuo soprattutto per il fatto che la mente è libera di ascoltare il gesto e di lasciare che l’istinto, se pur indirizzato, possa avere il sopravvento alla ricerca di nuove o vecchie sensazioni. Siamo lontani dalle gare e non siamo quindi condizionati da nulla, non siamo presi dall’ansia del risultato. Autunno tempo per concentrarci con le forze sui fondamentali come porte in risalita o sfasate e tra un allenamento di corsa, in discesa o in palestra non bisogna dimenticare la velocità, che sta alla base di ogni risultato. Sarebbe un errore colossale evitare in questa stagione di mantenere il lavoro tecnico che deve stare sempre alla base di una buona programmazione di allenamento e deve essere sempre mantenuto per tutto il corso dell’anno. Purtroppo c’è chi invece pensa di usare la stagione della caduta delle foglie per aumentare solo il diametro del proprio bicipite e per macinare chilometri di corsa o in canoa. L’errore di questo tipo di programmazione penso possa saltare agli occhi di tutti: la tecnica che ne uscirà subirà una trasformazione negativa. L’allenamento e il miglioramento fisico devono andare di pari passo con il miglioramento e l’adattamento delle capacità tecniche specifiche sulle porte. Ma avremo modo di parlarne a lungo in questo periodo.

La risalita è sicuramente la porta che nel corso dell’evoluzione dello slalom ha subito il maggior numero di cambiamenti e mutazioni per i diversi modi con cui negli anni i più grandi campioni dello slalom l’hanno interpretata. Non per niente Scott Shipley (2) nel suo libro “Every Crushinng Stroke” dedica alla tecnica sulla risalita ben 10 pagine. Il modello della perfezione di allora era quello di fare la porta con due colpi - “slalom racers spend long hours trying to perfect the two stroke upsteram” dividendo l’azione in tre parti e cioè approccio, rotazione e uscita. Io in una mia recente analisi sul tema (vedi 1 e 2) suddividevo il passaggio di una risalita in quattro parti: preparazione, anticipo, rotazione, uscita. L’approccio di Scott, può essere considerato come la preparazione alla porta che in relazione al suo posizionamento va di volta in volta aggiustata. Secondo me in ogni risalita e in ogni percorso (anche se si tratta del medesimo) la condizione sarà mutata e l’abilità dello slalomista sarà proprio quella di aggiustare il tiro in ogni esecuzione della stessa. Qui inseriamo un altro importante punto di riflessione su quella che dovrebbe essere l’idea dell’allenamento di tecnica: se lo vogliamo sintetizzare al massimo possiamo dire che l’obiettivo principale diventa non la ricerca dell’automatizzazione del movimento stesso, ma il rendere l’atleta consapevole e partecipe al singolo gesto messo in atto ogni volta e che, per sua natura, non è ripetibile. Ciò che è cambiato in questi anni è l’uso del peso e del colpo in acqua. In sostanza, nelle condizioni ottimali, si utilizza solo un colpo. L’azione è molto più dinamica. L’aggancio si trasforma molto spesso in colpo di rotazione esterno o di frenata interna. Ecco perché mi sento di inserire nelle fasi suggerite da Shipley anche l’anticipo che oggi è diventato l’essenza della porta in risalita: conseguenza logica di una azione molto dinamica e veloce. Tutto ciò è oggi consentito dalle stesse canoe che permettono rotazioni esplosive e dal palo unico che ormai sta prendendo sempre più piede (attualmente la media in percentuale di porta tradizionale, cioè con due pali, è del 21% in gare di coppa e mondiali). Lo slalom e la sua tecnica sono in continua evoluzione. Proprio su questo punto bisogna lavorare molto per far capire all’atleta e al giovane in primis che una corretta esecuzione della risalita ha il suo fondamento nella libertà di azione della coda. Bisogna entrare nella mentalità di lasciare la coda nella sua azione rotatoria ed è solo ad azione quasi terminata che si ritorna ad essere influenti sull’azione successiva. E’ fondamentale quindi in quest’ottica approcciarsi bene alla risalita, lavorando di anticipo. In questa fase la canoa viene guidata principalmente con i fianchi che ne determineranno la corretta direzione oltre ad intervenire, in maniera determinante, nell’attivare la rotazione della coda.

Esempi di workouts

Protocollo: su acqua piatta partire da una porta in discesa per effettuare una risalita a sinistra e successiva discesa. Ripetere l’esercizio 5 volte poi spostare la discesa un metro più a destra e così anche per la seconda discesa. Ancora 5 ripetizioni e allargare ulteriormente. Così facendo cambiamo gli angoli d’arrivo in una risalita
Intensità
: alternare massima velocità a velocità intermedie con verifica del tempo e video.
Variazioni: esercizio uguale con piccola resistenza sulla parte anteriore della canoa.


Occhio all'onda!


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(1) toro - così chiamato il segnale del livello di guardia che è delimitato sui muraglioni che chiudono l’Adige all’interno di Verona. Difese costruite qualche anno dopo la grande piena del 17 settembre 1882, quando cioè l’acqua fuoriuscì e raggiunse Porta Borsari.
(2) Scott Shipley grande specialista nel k1 men - 24 anni di gare con 1 mondiale junior vinto 1988; tre coppe del mondo ’93, ’95, ’97; tre argenti iridati nel ’95, ’97 e ’99, due partecipazioni olimpiche Atlanta 12^ e Sydney 5^ -


Flying Back



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Struzzi maestri di vita... per qualcuno!


Gli struzzi sono uccelli molto grandi e per mimetizzarsi dai predatori cercano di infilare la testa nella sabbia, assumendo con il resto del corpo una posizione supina quasi a novanta gradi. Uccelli: esempi viventi per molti. Così facendo pensano di non essere visti. Spesso questa tecnica va a buon fine, loro rimangono vivi, nulla cambia e proseguono nella normale routine quotidiana. Qualcuno poi si è messo ad allevarli, però con scarso risultato se non quello di apprendere tecniche assai raffinate dal pennuto animale e diventarne un imitatore che alla lunga ha addirittura superato il maestro. La tecnica poi si è raffinata e se un tempo sembrava essere assurda e decisamente criticata, oggi tuttavia se ne fa un uso di gran lunga maggiore del passato. Si dribbla il problema non parlandone, evitando scambi di opinione e fingendo che tutto sommato le cose non vanno così male come qualcuno vorrebbe far credere. Insomma è interesse di tutti mantenere la testa sotto la sabbia e al massimo se qualcuno calpesta qualche orticello si elevano segnali di fumo assai innocui ed innocenti. Così facendo gli struzzi mantengono il tran tran di vita piatto piatto e senza scossoni. Poi a qualcuno di loro viene anche dato un bonus una tantum per aver prodotto le uova d’oro. Loro ringraziano e tornano con la testa sotto la sabbia e si va avanti così. Morale della favola? Ognuno tragga le conclusioni che vuole... ce ne sono per tutti i gusti! Occhio all'onda!