Haradilek - Martikan - Pfeifer and Hochschorner the winners

Cosa mi è piaciuto della semifinale dei k1 uomini? Tutto! Entusiasmanti questi atleti che dimostrano di essere tutti molto competitivi. La rosa dei possibili vincitori si allarga, cresce, si espande. Nulla sembra impossibile anche per i più giovani. Mi è piaciuto parecchio Samuel Hernanz, un ragazzo che conosco molto bene visto che arrivò in Spagna dalla Francia quando io ero il direttore tecnico degli iberici. I suoi natali da parte di padre erano spagnoli e quindi optò di gareggiare per questo paese. E’ migliorato molto e lui ha lasciato posto alla sua naturale leggerezza abbandonando presto l’irruenza giovanile che ti porta a fare scelte troppo estreme, quello che sta succedendo a Giovanni De Gennaro. Vista l’età però ci sta, avrà tempo per capire che a volte è meglio cercare di dosare l’energie perché la gara è lunga al contrario della vita che sembra troppo corta!
Vi parlo della semifinale perché la finale ha tutto un altro sapore. La finale è un momento unico, sublime che per me è assestante con la crescita dell’atleta e dello stesso movimento globale. Un batter d’ali della farfalla, un soffio di vento, un’onda che si rompe sulla scogliera. Qui tutto può succedere, come è già successo spesso e volentieri in tutte le finali olimpiche, ma di questo non è tempo di parlare ad un anno di distanza.
La mia vena giornalistica però mi impone di raccontarvi anche della finale che è stata non priva di sorprese visto l’eliminazione in semifinale di Super Cali per un 50 alla porta 7. Vittoria e gloria a Vavrinec Hradilek che dopo cinque manche alla ricerca della propria dimensione riesce a trovarla proprio quando conta. Parte non benissimo e sulle prime tre porte sparisce e riappare saltando da buco a buco. Si prende un grande rischio dalla risalita 4 alla 5 in retro. Infatti attraversa tutto il lungo ricciolone tenendo la pala destra in acqua e sembra non guardare la porta successiva, lo sguardo è fisso sulla pala e sull’acqua fino quasi alla fine che tira questo colpo e sembra perdere la porta. L’abilità di cambiare ancora millimetricamente la sua direzione permette all’atleta di ruotare velocemente la canoa ed entrare nella cinque per poi lanciarsi nella combinazione “ski” sei e sette. Belle pagaiate e una frequenza controllata. Alla fine saranno 102 i colpi dalla partenza all’arrivo. Tocca la palina più bassa della porta a “ski” 16, ma prosegue imperterrito. Chiude la gara con una veronica all’ultima risalita a sinistra e ferma il cronometro in un magico 92,53 più 2 quindi per un totale di 94,53 che oggi vale oro pre-olimpico e tanta carica per l’appuntamento del prossimo anno. Kauzer è ballerino e a volte incerto si piazza secondo con 95,50 e terzo un Lefevre rinato in K1. Il suo tempo è 97,51. Qualche rimpianto per Giovanni De Gennaro, che però non ci deve essere, il suo tempo è 94,90 ai quali si devono sommare tre tocchi e un salto di porta alla due forse inesistente o perlomeno molto dubbio. Il tempo però dovrebbe dargli tranquillità e garanzia di un grande futuro sportivo.

A Martikan sono serviti 87 colpi per vincere la gara e si è tolto anche lo sfizio di fare la 5 in discesa, per lui ogni retro fatta è una sorta di pugnalata alla schiena... chissà cosa pensa del canottaggio!

Donne e C2 partono nel pomeriggio - altre storie da documentare e da regalarvi

finale k1 men il vincitore lo potete vedere qui


finale c1 men il vincitore lo potete vedere qui

Nella finale delle donne ci si entra risalendo le porte come la Hilgertova alla 5, ma anche con un salto di porta come Melanie Pfeifer - la 2 in discesa. Assurdo com’è assurdo che poi la tedeschina, fatica ad arrivare al metro e 60 per 50 chilogrammi, va a vincere la finale fra le donne! Una gara, la sua, pulita senza sbavature e con 109,05 non ha problemi a restare al comando fino alla fine. Lei, dopo la sua magica prova e confuciana... si siede sulla riva del fiume e aspetta il cadavere del nemico! video
Piccola considerazione: qui le atlete per nazione erano due o tre, pensate cosa succederà alle olimpiadi quando a rappresentare uno stato sarà una sola! Nella finale di oggi avevamo 2 tedesche, 2 ceke e due britanniche.
La morale della favola in slalom è: non bisogna mai arrendersi fino a quando non si è tagliato il traguardo, poi ci penserà il destino a scrivere la parola fine.
La spagnola Chourraut, che aveva vinto la semifinale, fa gran bene fino alla 15 in risalita e sembra avere in mano la vittoria. Da lì in poi si scompone fino alla 18, si riprende, ma sbaglia l’uscita dell’ultima risalita fermandosi nel rullo. Finirà quinta.
Un capolavoro la discesa dei fratelli Pavol e Peter Hochschorner il tempo 103,86 è fantastico e cioè al 9% da Hradilek e con un margine di vantaggio di 3 secondi e 11 dai cugini e compagni di squadra Skantar, che le olimpiadi le guarderanno dal salotto di casa. Il resto del mondo è lontanissimo più di 9 secondi. Vi potete fare un’idea di quanti sono nove interminabili secondi? Vi consiglio di guardarvi il video... merita. mettetevi comodi e ammirate quello che fatico a raccontare e a descrivere. Mi ci vorrà del tempo per riuscire a vedere ogni dettaglio di questa prova, loro che rincorrono la quarta medaglia d’oro olimpica.

Qui sbaraccano tutto e tutti quindi mi sa che devo abbandonare la mia postazione, vado a fare un giro a Londra tanto per cambiare aria -




Occhio all’onda!

London Prepares Series, 31 july 2011

Colpi di scena tra le donne, tutto nella norma fra gli uomini


Qualcuno è stato sorpreso dal cambio di pala di Gargaud/Lefevre pensando che la cosa fosse una novità assoluta. In realtà ripescando nei meandri della memoria ricordo di aver visto fare tutto ciò molti anni fa quando si gareggiava nel C2 misto. In questa categoria era uso cambiare la pala per l’uomo che in certe situazioni andava a dar man forte alla compagna di barca. Vabbe! Giusto per una precisazione storica.
Ogni tanto, anche nel paese della regina, appare il sole. Giusto il tempo per invogliare gli atleti ad usare la manica corta e poi il tenue sole viene inesorabilmente inghiottito in cumuli di nuvoloni che mi ricordano tanto un quadro che la mia mamma ha appeso in salotto e che fin da piccolino mi catturava la fantasia. Mi portava a bordo del veliero, che stava proprio in mezzo al dipinto, e che era intento a navigare nella tempesta tra onde e nuvoloni oscuri. Chi si trova ora a navigare in cattive acque è Jana Dukatova dopo l’uscita anticipata di oggi. Colpo di scena quindi tra le donne. Infatti la slovacca attuale numero 1 del ranking mondiale è fuori dalle 15 e quindi dalle semifinali di domani. Poco male se il danno si fermasse qui, ma questa gara per gli slovacchi è anche una prova di selezione per i prossimi giochi olimpici e per lei ora la strada è tutta in salita. Dovrà cercare di rifarsi ai mondiali di settembre a casa sua, nella speranza che la mala sorte colpisca la sua più accreditata rivale. Colpo basso quindi per la slovacca che a questo punto si ritrova ancora una volta a rincorrere il sogno olimpico alle spalle della ritrovata Elena Kaliska. Cosa vi avevo detto ieri? Il fiuto è ancora buono nonostante l’età e una certa forma di pazzia che mi viene attribuita.

Tutto nella norma invece nei kayak uomini con l’unica eccezione che Molmenti e Grimm si sono scambiati nelle postazioni di vertice. Incerta la partecipazione del campione italiano alla semifinale di domani visto che è rispuntato un vecchio dolore alla cervicale. Meglio non forzare per una gara che a questo punto per lui non conta più di tanto dopo che ha dimostrato al mondo e a se stesso di essere pronto e combattivo su questo canale.
Per l’Italia fuori Omar Raiba che ho visto però bene per diverse parti del percorso. L’atleta della Marina deve ora cercare di fare suoi i tempi e i ritmi di tracciati che non lasciano scampo a distrazioni o a forzature in momenti sbagliati. Forse curando di più la strategia di gara riuscirà a fare un altro passo verso i migliori. Bene il giovanissimo De Gennaro che dimostra di essere entrato alla grande nella categoria senior nel suo anno d’esordio. A lui l’ipotetica maglia bianca del Giro!
C1 monotoni all’inverosimile sempre al 3% dai K1 men. Sempre bravi, sempre emozionanti. Alcuni di loro si sono dimostrati anche molto più coraggiosi dei colleghi seduti affrontando la porta 5 in discesa, contro il 100% dei kayak che sono passati in retro. Hradilek aveva azzardato in prima manche, ma si è schiantato. In seconda doveva recuperare e anche lui ha ceduto alla via più sicura e forse anche più veloce. Si sa però che le canadesi amano stupire e sono degli esteti del gesto atletico: loro creano opere d’arte, momenti di grande perfomance, come la mia amica Sara, e non ci rinuncerebbero per nulla al mondo anche a costo di sbagliare.

Gesto più potente della giornata a cura di Joan Crespo che per uscire dalla 8 in risalita si è spinto sul muro con la pagaia ed è letteralmente decollato, tanto da provocare un un sonoro "OLE’" in tutta la sala video!

Interessanti le statistiche diramate dall’ICF in relazione alle penalità... a me le statistiche sono sempre piaciute, forse non si era capito!

Nella prima giornata di gare i giudici hanno giudicato 3.574 passaggi. Ci sono state 17 richieste di verifica da parte dei diversi Team Leader e 3 di esse sono state modificate. Ancora 3 giudizi sono stati cambiati dal “giudice video” sui 15 casi analizzati. Nessuna protesta ufficiale.
Nel secondo giorno 2686 passaggi. 5 richieste di verifica. Nessun cambiamento, solo 2 da parte del “giudice video”
Chi è il “giudice video”? Ve lo spiego un’altra volta... sono preso da un attacco di sonno e così cedo la mano.


Occhio all’onda!
London Prepares series, 30 July 2011

- Grimm manche vincente -

Kuhnle - Hilgertova and Chourraut in the 2nd run - Heat

Gli eroi non sono sempre i vincitori


Eroica Prossi Makimbi, semplicemente ed unicamente eroica l’atleta dell’Uganda nella sua discesa sul canale olimpico. E’ lei ad aprire le danze per il gentil sesso. E’ lei a cimentarsi per prima in quel budello d’acqua che fa tremare anche i migliori atleti al mondo. Eppure lei nella sua canoa rossa e vestita di bianco affronta ogni difficoltà con disinvoltura, sembra quasi essere abituata a lottare per ogni respiro, quasi che il passaggio successivo sia una vera e propria conquista. In canoa ogni pagaiata fa sussultare noi spettatori sulla riva, potrebbe essere veramente l’ultima prima di un rovesciamento, ma lei non molla mai perché il destino non abbia il sopravvento. Le porte non esistono, ma poco conta, la scelta della linea è delegata a qualche volontà divina, specialmente per la prima parte del tracciato. Poi si riprende nella seconda parte e sembra preoccuparsi anche delle varie risalite e discese che qualcuno ha posizionato su quelle acque tanto turbolente e chissà per quale ragione. Poi fuori dalla canoa, la vedi camminare sul campo un po’ persa e si muove con molta tranquillità osservando tutto ciò che la circonda. Per le donne vi rimando ai video, gustateveli senza essere influenzati da uno povero scribano, mi sento solo di aggiungere che Elena Kaliska inizia a sentire odore di olimpiadi... attente donne! Il gesto più paradossale della giornata arriva dal duo Denis Gargaud e Fabien Lefevre. I due l’hanno studiato a fondo e messo in atto la prima volta alla risalita 9, poi ancora alla risalita 13 e poi nuovamente alla 16. In sostanza i due cambiano lato di pagaiata in relazione alla risalita da fare. In realtà non riesco a capire la concreta necessità. ILa difficoltà del cambio, specialmente per chi sta dietro è parecchia e il seppur bravo Gargaud deve destreggiarsi non poco nell’effettuare il passaggio di mano al volo e sopra la testa del compagno. Staremo a vedere se la cosa farà tendenza e se qualcuno si cimenterà in questa giocoleria con la pagaia per copiare i due transalpini sempre alla ricerca di stravaganze tecniche. La cosa mi fa riflette e, come suggeriva il buon dottor Sesana, è da capire se il fatto di fare per qualche atleta la doppia specialità possa essere un vantaggio oppure un aggravio di lavoro. Non è facile trovare risposta certo è che ad esempio Hounslow il britannico che gareggia in K1 e C2 ultimamente fa molta fatica ad rientrare nelle semifinale della gara singola, mentre un tempo era praticamente un abituè. Così come il buon Fabien. Fa strano notare che nessun tedesco, slovacco, ceko si cimenti nella doppia specialità, forse la concorrenza in casa nelle singole categorie è troppo spietata? Oppure è una vera e propria scelta? Vi lascio con questo dubbio amletico, aggiungo che anche il tempo da queste parti è così tanto inglese! Come i “bobby” che girano sul perimetro del percorso che fanno tanta scenografia, beh vado è quasi ora del tè... non posso mancare mi sentirei fuori luogo da queste parti!

Occhio all’onda!
London Prepares series, 29 July 2011


link video gara eliminatoria donne


http://www.youtube.com/watch?v=bCswJeJ0VHQ
http://www.youtube.com/watch?v=2kSCmpYSro0
http://www.youtube.com/watch?v=ZLMRDBlk0n8

Innamorarsi di un debordè


Se mi chiedessero di votare il gesto tecnico più entusiasmante della giornata di aperture a queste gare pre-olimpiche per k1 uomini e c1 non avrei dubbi. Risponderei senza pensarci un secondo. Per me il gesto più bello, più tecnico, più emozionante, più naturale, più eccitante e più elegante è stato il debordé che ha piantato nell’acqua quel fenomeno di uomo che si chiama Stanislav Jezek tra la 9 la 10 e la 11. La porta nove era una risalita a destra fuori dal salto, mentre la 10 una porta in discesa dall’altra parte del canale. La difficoltà non era tanto il passaggio nella 10, ma la successiva necessità di oltrepassare un buco enorme per tornare verso destra entrando nel palo della 11 e la porta a “ski” successiva. Ora il problema era quello di ruotare la canoa in un brevissimo spazio senza perdere velocità perché entrare nel buco lenti significava farsi inghiottire dalla bocca del drago. Non bisogna neppure però farsi prendere da paure strane vedendo e percependo direttamente in faccia tutta quell’acqua che arriva dal salto. L’atleta della Repubblica Ceka, un sinistro naturale alto poco meno di un metro e novanta per 70 chili, di cui vi ho parlato molte volte, ha avuto il coraggio di entrare nella risalita con un debordè che, a parte un colpetto, non ha più tolto dall’acqua fino all’entrata della 11. Ora è difficile trasmettere le sensazioni che si possono avere quando si è in procinto di fare questa manovra, ma tanto per farvi capire vi dirò che fior di Kayak di livello non se la sono sentiti di tenere in acqua per così tanto tempo il colpo indietro di destro. Non so se riesco a rendere l’idea, ma c’è chi pur avendo la pala pronta per essere usata, preso dal panico, ha preferito temporeggiare perdendo così preziosi secondi oltre alla perdita della linea più veloce, che significava anche perder molte energie per recuperare la traiettoria. Lui invece, Jezek, non ha tentennato minimamente. Debordè, rotazione delle spalle impressionante, un controllo della coda in acqua che pochi possono vantare e via sicuro verso la porta successiva. Mi è piaciuta in modo particolare l’eleganza e la facilità con cui il bravo ciunista ha risolto una combinazione che a molti atleti ha condizionato la gara intera. La considerazione generale sui C1 è quella che sono molti vicini ai K1 - 3% -mentre per stare nei primi 16, che passavano il turno, bisognava restare nell’8% da Super Cali che ha vinto l’eliminatoria fra i K1 men. Bravo il pagaiatore bianco, rosso e verde, che ha messo in acqua una prima manche da manuale. In sala video siamo isolati dal mondo. Non abbiamo i risultati on line perché Omega, titolare dei cronometraggi che poi ha appaltato alla Siwidata, non vuole correre il rischio di commettere errori e quindi prima di ufficializzarli passano al setaccio tutto e tutti. Ci hanno tolto anche il segnale del telefono onde evitare che in tempo reale si possano mettere informazioni in internet. Pensare che questo è solo un allenamento anche per l’organizzazione... chissà cosa succederà ai Giochi Olimpici il prossimo anno! Le donne scendono dalle stelle e con i C2 gareggeranno per le eliminatorie. Tempo previsto soleggiato a tratti coperto. Chissà se riusciremo veramente a rimetterci con le maniche corte, pantaloncini e magari infradito... troppo vestiti non si apprezza appieno tutto.

Occhio all’onda!
London Prepares series, 28 July 2011

Lee Valley - un canale da scoprire piano piano


Sono passati alcuni giorni sul canale di Londra e si inizia a capire qualcosina. Il percorso è molto complesso e presenta tante e tante possibili combinazioni. Certo non farebbe impazzirebbe dalla gioia la mia amica Gia-Pron senior perché le possibilità per piazzarci qualche sponda sono praticamente infinite! Ovunque, dall’inizio alla fine, ci possono esser buchi da utilizzare per spostarsi da una parte all’altra del canale saltando sulla schiuma bianca... E proprio come afferma Peter Kauzer: “Finalmente un percorso degno per il nostro sport” - I migliori atleti si stanno godendo tutta quest’acqua cristallina. Ecco un’altra particolarità del percorso: l’acqua praticamente è filtrata ed è effettivamente potabile. Poi, dove l’acqua è più calma e cioè praticamente solo in partenza e arrivo, si può vedere il fondo così come sul lago di riscaldamento: praticamente l’acqua è trasparente. Un particolare al quale noi canositi non siamo più abituati da quando abbiamo abbandonato i fiumi per concentrarci sui percorsi artificiali. Che bello che era il Cellina e il Noce a maggio e a settembre. E cosa dire dell’Isonzo? Bei tempi quando ci chiamavano ancora fluvialisti! Ahahah.

Il tracciato secondo me si può praticamente dividere in tre parti. La prima dalla partenza al primo grande dislivello. In questo tratto, l’unico in curva, ci sono una serie continua di buchi che ti portano direttamente sul primo grande salto. Due riccioli importanti prima di imboccare la curva che ti immette sotto il ponte. Ancora tre onde-ricciolo ti danno il benvenuto prima di entrare nel primo grande salto del tracciato.
Sotto si forma una bella onda chiusa e una più aperta che si presta molto bene ad una doppia risalita prima a sinistra e poi a destra. Dietro a questa onda aperta un ricciolo ad intermittenza, nel senso che a momenti lo si trova chiuso e in altri aperto e allungato verso sinistra.
Tra i due salti c’è la parte centrale caratterizzata da diverse onde e da diversi riccioli.
Si chiude dopo l’ultimo salto con il canale che ti riporta verso sinistra per andare a riprendere il nastro trasportatore che ti riporta alla partenza.
Questa potrebbe essere una chiave di lettura di questo percorso che presenta, come già detto, mille combinazioni.

David Ford risalendo in canoa mi si è affiancato e mi fa:”I know what I need for this course” e mi mostra il bicipite! Spontanea la mia risposta: “So when You come back home start with the gym”. Lui mi sorride e mi dice “Yes”. Anche se per la verità non condivido troppo la sua analisi, a me sembra un canale particolarmente impegnativo e pensare di navigarlo con la pura forza umana mi sembra piuttosto limitante. Certo è che dal punto di vista fisico è molto dispendioso e quindi non si dovrà certo risparmiare energie nella preparazione anche fisica. Il mio amico L8, che la sa lunga, scambiando con lui impressioni sul canale via internet, ha inquadrato subito il problema: isometria a manetta!
Altro segnale di grandi lavori arriva da Super Cali che in questi giorni è indaffaratissimo a provare modelli della sua canoa che Nelo gli ha riprodotto con diversi volumi. Staremo a vedere che cosa ne uscirà

Qui si può notare in maniera evidente la differenza tra canoista e puro slalomista. Dopo pochi giorni di allenamento ci si rende conto che alcuni atleti hanno già trovato diverse soluzioni alle varie difficoltà e si stanno dimensionando su questi ritmi e su questa realtà acquatica.
C’è chi se la sta prendendo con le porte e scatena tutta la sua rabbia sulle indifese paline. Qualcuno anche sulla canoa, che ovviamente non ha colpe. C’è chi è spesso e volentieri con la testa sotto o chi si diverte a fare il percorso senza pagaia, come i tedeschi che alla fine dell’ultimo allenamento lungo si sono lanciati giù per il budello d’acqua con le sole mani.
Tutto ciò mi fa fare una riflessione che cercherò di sviluppare nei prossimi giorni sul fatto che non sempre la troppa acquaticità è positiva, ma ne parleremo con calma.
Comunque piano piano iniziamo a vedere delle belle azioni tecniche e ben presto ci sarà la possibilità di testarle in gara.

Si inizia giovedì con i K1 men e i C1, le donne, come le stelle, stanno a guardare!

Occhio all’onda!


-------------------
nella foto... io!

Messico e Uganda quanto è difficile il canale!





l povero messicano è stato frullato a dovere oggi nella sua prima ora e 20 di allenamento sul canale olimpico. Non faceva in tempo ad uscire da un rullo che il successivo lo catturava per sballottarselo un pochino. Poi sembrava che il buco fosse magnanime con il poveretto, ma sul più bello.... patatum in acqua per l’ennesimo eskimo! Ad ogni discesa il casco scendeva sulle 23 e i capelli fuoriuscivano da ogni lato.
E’ uscita in barella la povera atleta dell'Uganda dopo la prima discesa o meglio dopo la prima metà della sua prima ed unica discesa. Diciamo che non era certo il caso di buttare giù da qui la slalomista di colore, che, se pur animata da tanto coraggio, ha dovuto piegarsi alla forza dell’acqua. Spettacolari però gli interventi per il soccorso. Si sono mossi a mo’ di calamità nazionale, mancava solo l’atterraggio dell’elicottero e poi sarebbe stata completa. Evidentemente però, dopo vari consulti ed interventi, sono arrivati alla conclusione che la senegalese non era in pericolo di vita e la cosa si poteva risolvere con l’ospedale da campo imbastito per l’occorrenza. L’elicottero ha sorvolato a lungo la zona e poi da terra, con segnali di fumo, è stato fatto allontanare: le pale meccaniche creavano vortici strani nell’acqua e le porte erano praticamene orizzontali rispetto la superficie.
Il mio atleta brasiliano, Pedro Henrique, se l’è goduta. Lui ha una grandissima acquaticità, gli manca una concezione corretta dello slalom e su questo ci sto lavorando, ma si sa che l’importante è affrontare le difficoltà in serenità e certamente a lui allegria e spensieratezza non mancano. Il kickflip poi per lui è una manovra per passare indenne nei buconi di questo nuovo impianto olimpico.
Chi da' l’impressione di essere proprio nel suo ambiente naturale è il magrebino francese Fabien Lefevre che su quest’acqua ci sguazza a suo piacere. E’ un piacere vederlo, leggero come una foglia, abile come un giaguaro nella giungla. I buchi non li evita, li cerca per un piacere personale, per sentirsi vivo, per caricarsi di energia, potenza, elettricità! Bravo, proprio bravo ed elegante, nulla da dire. Guardando lui sembra tutto così naturale e facile, ma staremo a vedere.

Anche gli allenatori a bordo vasca devono indossare il salvagente come tutto il personale operativo. Pensate che il tipo che sta praticamente a controllare chi entra e chi esce dalla reception, che ovviamente dista parecchio dal canale di gara, indossa perennemente il salvagente. Poi lui, per una maggior sicurezza, porta anche il caschetto. Per capirci meglio: lui è vicino alle guardie che controllano il cartello “Fire Assembly Point” ed è logico indossare il giubbetto salvagente, perché, in caso di incendio, si attivano le pompe che spengono il fuoco..praricamente rischierebbe di morire annegato in mezzo alle fiamme... sarebbe proprio il colmo!

Il centro di Lee Valley non è ancora ultimato e probabilmente anche il canale di gara subirà da qui alle olimpiadi qualche aggiustamento. E’ lungo 300 metri ha un dislivello di 5 metri e lavora con 13 metri cubi per secondo. Cinque le pompe di cui 4 lavorano quando è aperto.

Le impressioni degli atleti sono unanimi: troppi buchi, acqua lenta, non c’è una linea d’acqua da seguire. “Se arrivi da Cunovo quando pagai su questo canale ti sembra di essere sempre ferma. Devi tirarti fuori dai buchi agganciando forte” mi diceva ieri Jana Dukatova.
Ed in effetti il canale olimpico dopo una prima curva a destra presenta un lungo rettilineo disseminato da ostacoli che frenano inevitabilmente l’acqua. Sono principalmente due i grandi salti che delimitano la parte superiore da quella inferiore e in mezzo mille combinazioni possibili.
La mia impressione è una Pechino più piccola e manca quello che noi potremmo definire una linea d’acqua principale su cui poi costruirci tutte le varie opzioni possibili.
I tracciatori dovranno pensare a lungo prima di mettere giù il percorso visto che non sarà facile combinare scorrevolezza, velocità, spettacolarità e imparzialità per pagaiatori destri e sinistri.
A disegnare il percorso saranno Jean Michel Pronon, Marianne Augulhon e Thomas Schimdt. Il primo lo conoscete tutti: è il francese presidente del boarding ICF dello slalom da due mandati olimpici, stipendiato dalla federazione transalpina, piccolo importante dettaglio. La seconda è un ex slalomista di livello, anche lei francese, ora direttrice del centro di Pau ed è stata chiamata per sostituire la puerpera inglese Reeves. Si potrebbe pensare anche che gli inglesi hanno preso la palla al balzo della maternità della Reeves per tagliare i ponti con Pronon e fargli una campagna contro in vista del prossimo congresso ICF cercando di cambiarlo proprio con la futura mamma. Infatti sembra che i britannici non abbiano gradito come Jean Michel abbia sostenuto apertamente la candidatura per i mondiali del 2015 di Bourg St. Maurice. Non avrebbe dovuto farlo per una pura ragione di stile visto che lui avrebbe dovuto essere super-partes. Invece non solo si è schierato apertamente contro Londra, ma ha anche fatto l’errore di presentare lui stesso la cittadina francese e ... gli inglesi non dimenticano, anche se alla fine hanno portato a casa il mondiale che sarà selezione olimpica per Rio 2016.

La pre-olimpica o “London Prepares series” come hanno definito la manifestazione di fine settimana prossima, vedrà praticamente tre fasi. Una eliminatoria con due manche, una batteria sempre con due manche, una semifinale a manche unica e una finale a manche unica. Quindi chi arriverà alle medaglie avrà fatto 6 discese.

Di volta in volta quindi si andranno ad eliminare barche come vi riporto in dettaglio qui sotto:


k1 men da 64 a 21 per la prima eliminatoria, poi per la successiva batteria si passerà da 21 a 15, ed infine dalla semifinale a 15 ai 10 finalisti.
k1 women da 52 a 21 a 15 a 10 per finale
c1 men da 48 a 16 a 12 a 10 per finale
c2 da 33 a 12 a 10 a 6 per finale

Prenderanno il via 30 nazioni, praticamente le più quotate sono tutte presenti, mancano solo Russia, Polonia e Grecia. A parte poi di qualche eccellente eccezione - ad esempio Violetta Oblinger o Christos Tsakmakis,, tutti gli atleti migliori sono presenti.

A fianco del canale di gara c’è il “Training Channel” un percorso lungo 160 metri che funziona con tre pompe e ha un dislivello di 1,6 e lavora con 10 metri cubi d’acqua al secondo. Un gioiellino che chiunque di noi desidererebbe avere sotto casa. Basterebbe questo per dare una svolta importante allo slalom in Italia.

Occhio all’onda!


--------------------------------------------------------------------------------------------------
foto - in alto l'atleta dell'Uganda che parla con quelli della sicurezza in acqua...
al centro il trio che disegnerà il tracciato alla pre-olimpica da sinistra Agulhon, Schmidt,
Pronon
in basso l'altea del Messico a lottare con uno dei mille buchi del canale

ciao Ivano - ciao Daniele


"I wanted movement and not a calm course of existence. I wanted excitement and danger and the chance to sacrifice myself for my love...I felt in myself a super abundance of energy wich found no outlet in our quiet life." - Leo Tolstoy
Il dolore e il dispiacere è troppo forte per riuscire a non parlarne. Ho cercato in questi giorni dentro di me qualche cosa che mi dicesse di non farlo, di aspettare. Mi son detto che presto passerà e il tempo è la miglior cura per ogni male. Già! è sempre stato così e molto spesso ci dimentichiamo di noi stessi e degli altri solo perché l’orologio continua inesorabile il suo cammino e non si ferma davanti a nulla. Poi ci diciamo che è giusto così e che se non ci fosse la morte probabilmente non ci sarebbe neppure la vita. Ci sono momenti che passi sgomento a chiederti il perché, a cercare una ragione a trovare una soluzione a cacciare via pensieri cattivi. Poi però ci ricaschi e ti viene la voglia e il desiderio di dire tutto quello che avresti voluto dire e fare con le persone che ti hanno lasciato e che speri un giorno di ritrovare in un luogo che tutti noi ci immaginiamo, ma che fatichiamo a credere che possa esistere. Siamo troppo piccoli per concepire qualche cosa di così grande!

Con Danielino ho condiviso tante discese sul Noce, ho condiviso le sue battute, il suo sorriso, i suoi occhi luminosi. Ho condiviso quel suo modo di dirti le cose, anche le più assurde, poi ti guardava e, con l’accento bresciano che aveva, ti precisava: “guarda che è vero, strano ma vero”.
Ho seguito in disparte i momenti difficili che ha dovuto affrontare nella sua crescita di uomo, ho gioito per la sua vittoria che lo ha portato ad essere quello che molti di noi oggi conoscevano: generoso, entusiasta, buono, positivo. Poi poco tempo fa ho scoperto per caso che come me si era appassionato al tango e, durante la serata di video a Milano, ci eravamo dati appuntamento per qualche milonga assieme. Né lui né io siamo riusciti a combinare la cosa e le nostre strade, se pur unite dalla canoa, non si sono ritrovate. Oggi avrei voglia di dirgli che possiamo vederci, appena torno dai mondiali a settembre, per andare a ballare e magari riusciamo a coinvolgere tutti gli amici di un tempo con i quali condividevamo gioie e paure, emozioni e preoccupazioni, amicizia e amore. In quell’occasione gli avrei detto che è un bravo ragazzo e che la vita con lui ha giocato sporco. Gli ha regalato tante cose, ma lo ha anche messo alla prova duramente e che non avrebbe dovuto privarlo di lei solo perché la sua energia e l’istinto di aiutare un compagno ha avuto il sopravvento. No, non doveva permetterlo.

Ivano se ne andato in silenzio con il boccone ancora in bocca, sì perché l’ultima volta che ci siamo visti, in una mia fugace apparizione sull’Adige come guida, mi ero ripromesso di riorganizzare una paella con lui come avevamo fatto l’estate scorsa a fine stagione nella darsena della nostra mitica Dogana. O forse è stato due estati fa? Vedete... il tempo vola, noi voliamo, tutto ci scappa di mano e di mente, per fortuna però che rimangono forti quei sentimenti e quel calore che ti invadono al solo pensare o al solo dire il nome di una persona. Vorrei avere il tempo per un ultimo abbraccio, vorrei avere il tempo per ringraziarlo di tutto quello che ha fatto per la canoa, per l’Adigemarathon, per il Canoa Club. Lo avrei voluto avere al nostro fianco quando taglieremo il nastro che inaugurerà la nuova sede della canoa a Verona e dirgli che se un giorno mai arriveremo a realizzare questo sogno una parte del merito è anche suo perché in noi lui ha sempre creduto.
I ragazzi ieri caro Ivano ti hanno salutato sotto l’arco di pagaie e per noi canoisti significa tutto. Un saluto che ti consacra nella nostra storia, e nella nostra vita resterai sempre.

Spero che il vento possa catturare queste parole e assieme a loro anche i sentimenti di amore e di affetto che tutti noi abbiamo per Daniele e Ivano e possa raggiungerli per farceli sentire ancora e per sempre più vicini.

Occhio all'onda!

Londra inizia l'avventura olimpica




Odio gli inglesi, in senso buono si intende! Sono eccessivamente pignoli, precisi, meticolosi. Tutti in divisa. I lavoratori, con casco e giacchetta fosforescente, sono sempre impeccabili. Hanno tutti le radio ricetrasmittenti, che fa tanto americano, e sembra sempre di sentire il comandante Swigert che, rivolgendosi al Lyndon B. Johnson Space Center, dice: ”Okay, Houston, we've had a problem here”. Poi l’equipaggio dell’Apollo 13 tornò sulla terra sano e salvo utilizzando il modulo che avrebbe dovuto servire per atterrare sulla luna. Al canale olimpico c’è un punto che secondo me è già diventato un simbolo e che esprime tutta la filosofia che io mi affanno a cercare di esprimere. Infatti, su un lato del canale, vicino al laghetto dove si salirà in canoa c’è un cartello, adiacente ad un portone, sempre presieduto da due della security che dice: “Fire Assembly Point” - traducendo alla lettera sarebbe “Punto di ritrovo in caso di incendio”. Allora vi chiedo: ma a voi non è mai capitato di vedere in Italia una cosa del genere che in caso di incendio vi invita a raggrupparvi in quel punto? Ora io posso capire tutto, perché ormai a questo mondo di tutto può capitare, ma che scoppi un incendio al canale olimpico di canoa ci vuole proprio tutta e la cosa che mi sconvolge ancora di più e' che qualche mente fulminata ci abbia anche pensato, meditato, organizzato e quindi posto quell’insegna. Come se tutto ciò non bastasse ha avuto anche il coraggio di piazzarci due guardie armate li sotto... benvenuti anche voi nel Regno Unito! Poi oggi guidando verso il canale dall’Università in cui passeremo questi 14 giorni pensavo, ma visto che qui guidano a destra, ma perché non fanno girare anche l'orologio dalla parte opposta, così almeno la farebbero completa?!? Vi racconto l’ultima e poi vado a letto. Oggi preso dalla novità della stanza... vivevo in camper praticamente da maggio, ho dimenticato la carta che funge da chiave all’interno. Vado alla reception e comunico l’accaduto pensando di ricevere una copia della stessa. In realtà non è andata così. La tipa ha chiamato, con far sospetto, la security, via radio ovviamente, la quale si è presentata all’entrata del mio caseggiato che hanno battezzato “Watton”. Ora spiegarvi perché si chiama così vi dovrei raccontare la storia dell’Università che si chiama per l’appunto University of Hertfordshire e Watton-at-Stone è un paesino nell’Hertfordshire nella valle del fiume Beane. Ok! non vi interessa molto la cosa ho capito e quindi proseguo. Arriva la Security la quale mi sottopone ad un interrogatorio, diremmo noi, di III grado. Ha voluto sapere i natali fino alla terza generazione. Quindi praticamente, strisciando sul fango e coperti dall’artiglieria amica con la contraerea pronta ad intervenire, siamo arrivati al terzo piano. Una volta segnalata la mia stanza e provveduto ad una bonifica del territorio circostante, un volontario si è fatto avanti e con sprezzo del pericolo ha estratto un portachiavi magnetico, ci ha chiesto di stare alla larga e ci ha suggerito che in caso di esplosione sarà meglio sdraiarsi a terra. L’eroe, un trentenne possente armato fino all’osso, ha puntato il portachiavi sul ricevitore e una volta aperta la porta blindata si e' lanciato nella stanza per controllare che tutto fosse ok prima di farmi entrare. Considerate il fatto che la stanza è una celletta di 4 metri per uno e il bagno mi fa rimpiangere quello della mia casa viaggiante quindi vi potete rendere conto delle dimensioni. Una volta accertato che tutto fosse in ordine sono potuto entrare a prendere quel cartoncino magnetico che serve per aprire tutte le porte che devo oltrepassare per arrivare in camera. Missione compiuta ha subito comunicato la security alla reception e io ho potuto sentire un sospiro di sollievo da parte anche del rettore della struttura universitaria! La carta magnetica praticamene me la sono tatuata sul petto e la porterò da oggi in poi sempre con me!
Domani si naviga e spero di avere qualcosa di più tecnico da raccontarvi


Occhio all’onda!



London, 23 July 2011 pre-olimpic race

I miti restono miti per sempre?

E’ da mo’ che cammino con le punte dei piedi aperte. Mi devo allenare per offrire spazi alla ballerina quando ballo il tango. Un piccolo esercizio che però è molto utile per mantenere pronta la mente a questo movimento. Poi questa mattina mentre camminavo sul campo di slalom in quel modo il buon Richard Fox pagaiava in compagnia della più giovane delle figlie. Spontanea mi nasceva la domanda: ma coloro che sono stati una sorta di miti, modelli, eroi lo rimango per l’eternità oppure via via il loro fascino va sfumando? O meglio se Elvis Presley fosse sopravvissuto ai giorni nostri sarebbe quell’Elvis che noi oggi veneriamo e che rimane un punto di riferimento per il rock mondiale? Marilyn Monroe sarebbe ancora la bionda da sballo, che entra spesso e volentieri nei sogni degli uomini, se anche lei avesse raggiunto gli anta e non ci avesse lasciato prima per passare a miglior vita? Stessa cosa si potrebbe dire per Moana Pozzi?
In effetti vedere oggi Riccardo Volpe sul percorso di slalom fa un pochino strano se pensi anche per un solo secondo chi è stato e che cosa ha rappresentato per intere generazioni: con cinque mondiali individuali vinti ed altrettanti a squadre, ancora oggi a distanza di 18 anni dalla sua ultima gara disputata e vinta (il mondiale in Val di Sole nel 1993), rimane il kayak più medagliato di sempre. Oggi è vice-presidente dell’International Canoe Federation e General Manager della Federazione Australiana di Canoa. Segue da vicino la crescita delle proprie figlie, canoisticamente parlando e non solo. Passeggia per i campi di slalom, parla con il mondo, discute di canoa, presiede i consigli di gara portando il saluto del presidente Perurena. Ah lo sapete, ma l’avevo già scritto, lo spagnolo è entrato nella famiglia del CIO e in teoria questo dovrebbe essere un vantaggio per il nostro sport... speriamo!
Certi miti però sono rimasti tali perché sono spariti dalla circolazione. Jon Lugbill rimane intatto nella sua nicchia di eroe forse perché una vola chiusa la sua carriera sportiva è sparito dal mondo della canoa. Renato De Monti rimane il miglior C1 italiano della storia. L’ha scritta per un decennio e poi si sciolto come neve al sole lasciando solo dietro a sé la leggenda dell’”Italian Express” come lo definirono gli inglesi dopo una sua splendida vittoria a Langolenn.
Oliver Fix vinse i mondiali nel 1995 e le olimpiadi l’anno successivo. Appese la pagaia al chiodo giusto dopo la gara a cinque cerchi e, dopo una brevissima parentesi da allenatore, è tornato nell’anonimato della vita.
Ho sempre considerato Angelika Bahmann la vincitrice dell’oro olimpico a Monaco 1972, una sorta di Madonna di Lourdes, fino al maggio del 2008, quando a Bejing l’ho incontrata e per un paio di mesi abbiamo condiviso orari di allenamento e preoccupazioni per la gara. Lei allenava la squadra cinese e dopo quella bella parentesi è tornata a fare il suo lavoro di fisioterapista in una cittadina della Germania. E’ tornata a sentire il profumo dell’alloro olimpico che per lei rimane sempre verde anche a distanza di quarant’anni.
Peter Sodomka era un omone grande e grosso e dopo tante gare e tante vittorie chiuse la sua carriera nel 1977 al mondiale di Spittal dopo aver regalato a Jon Lugbill la sua pagaia: lo scettro del re della canadese monoposto andava in eredità allo statunitense: gesto che effettivamente si rivelò profetico. Vidi Il cecoslovacco una sola volta alla fine degli anni ’90 a Liptovosky dove fu invitato per la 50esima edizione dei Tatranska Mikulas. Rimase sul ponte per due giorni a guardare le gare e alla fine si dissolse nel nulla...
Elizabeth Sharman, che si chiama come la mia splendida nipotina, fu la più grande slalomista di sempre: era elegante, atletica, potente e di gran classe. Vinse l’ultimo mondiale nel 1987 e non ebbi più notizie di colei che avevo soprannominato “the Queen”. Qualche voce mi dice che ha avuto un bimbo, fa la mamma e insegna a scuola.

Si dice anche che il mondo ha bisogno di eroi e di leggende, peccato solo che di loro si parli poco specialmente nel nostro mondo. Ci sarebbero tante storie da raccontare e da divulgare, purtroppo però tante di queste rimangono sconosciute, si perdono nei ricordi di ognuno di noi, si confondono e mutano con una realtà che corre sempre avanti. Ci fermiamo raramente per rimembrare
Eppure è anche attraverso queste figure che molti di noi si sono innamorati dello slalom tanto poi che alla fine è diventato uno vero e proprio stile di vita.

Occhio all’onda! Ettore Ivaldi

Un amico con la nostra stessa passione ci ha lasciati attoniti, amareggiati, disperati, increduli. Lo voglio pensare come lo conosco da sempre. Lo voglio ricordare sulle tres montagnas o sulla rapida dello slalom di Mezzana. Lo porterò e lo portermo sempre con noi in ogni pagaiata, in ogni respiro.

Tre donne, un sogno comune




Sembra che il tempo sia stabile per tutta la settimana qui a Cunovo. Sole! Finalmente dopo tanta pioggia.

“pioggia e sole cambiano la faccia alle persone
...
sempre e per sempre tu.
Ricordati dovunque sei, se mi cercherai
Sempre e per sempre dalla stessa parte mi troverai”

francesco de gregori


La brezza del Danubio comunque è costante e sembra quasi di essere in riva al mare con il vantaggio di avere un canale a disposizione per allenarci. Ieri ho pagaiato anch’io tanto per non dimenticare le emozioni che la canoa sa regalarti. Giusto questa mattina ho visto il post di Antonello Pontecorvo sul prossimo raduno a Punta Campanella, mi sarebbe piaciuto andare con la mia canoa da mare doppia assieme alla mia amata. Il grande lupo di mare, di lago e di fiume Gengis mi ha sempre parlato bene di questi fantastici tre giorni in compagnia della pagaia, di amici e di buon cibo valorizzato con dell’ottimo vino. Poi guardando le date - 9/11 settembre - mi sono detto che forse in quella settimana avrò altro a cui pensare. Lo metto però in preventivo per il 2012 visto che la stagione finirà subito dopo i Giochi Olimpici di Londra e avrò tutto settembre per godermi momenti magici come questi con la canoa, una tendina e la forza dell’avventura libera e spensierata. Chiederò a Marina di portare la sua chitarra perché adoro sentirla cantare. Poi ci si mette anche Mariano Bifano con Michele Romano due forze della natura uniti dalla nostra passione comune. Bello sapere di essere uniti a chilometri di distanza da quella che è la nostra vera forza. L’immagine che ci ha regalato il campione di discesa “..con la sua abilita' e il suo inconfondibile stile si è allontanato dal pontile d’imbarco dirigendosi verso il mare aperto” è decisamene suggestiva e stimolante per tutti.
Tanto romanticismo ho ritrovato anche nelle tre ragazze che secondo me stanno dominando la scena internazionale e che ieri mi sono divertito a riguardare nelle loro performance di Markkleberg. Molti i punti in comune. Vediamo quelli fuori dalla canoa.
Le prime due, Maialen Chourraut e Jana Dukatova, non sono più giovanissime, classe 1983, mentre Corinna Kuhlne è di quattro anni più giovane.
Le prime due sono fidanzate e convivono con il loro allenatore la terza ha cambiato staff tecnico lo scorso anno e diciamo che ha altri gusti.
Le loro vite sono incentrata sulla canoa e tutte e tre hanno un unico pensiero: i giochi olimpici di Londra 2012
Sono persone decisamente tranquille e che si allenano molto, moltissimo.
Fisicamente sono molto ben preparate e lo si capisce dalla mole di lavoro che riescono a reggere. Muscolarmente ben definite e molto toniche. Tutto ciò è possibile grazie alla loro meticolosità nel preparare ogni aspetto, dall’alimentazione, al lavoro in palestra, dall’allungamento, al riscaldamento e al defaticamento.
Tanti piccoli particolari che le avvicinano fuori dall’acqua, ma anche in acqua si possono trovare diversi punti in comune.
C’è quella ricerca della semplicità specialmente per la spagnola e la slovacca. L’austriaca ci sta arrivando in questi ultimi mesi visto che sta abbandonando strategie di gara killer per orientarsi più a discese fluide e armoniose.
Le tre atlete hanno un grande equilibrio grazie proprio alla semplicità della loro azione.
Punto decisamente interessante è la loro reattività in determinate situazioni. Sanno cioè essere veramente concrete nel momento in cui serve esserlo. La reazione all’eventuale errore è immediata e ad oggi è diventata realmente istintiva. Fantastiche tutte e tre le grandi donne del kayak mondiale nella spinta di gambe sui tratti diritti. Una grande fluidità. Mi piacerebbe vederle su una barca da velocità... paranoie mentali di noi allenatori!
Tutte e tre puntano molto in alto anche se ci sono, secondo me, altre 3 o 4 donne in grado di inserirsi tra loro. Le tedesche, qualche australiana, le ceche.

Vi devo lasciare devo andare a seguire il secondo allenamento della giornata e poi correre a fare la spesa al Tesco visto che ho praticamente finito le scorte sulla casa viaggiante -

Occhio all’onda!

---------------------------------------------------------------------
nelle foto in alto Jana Dukatova
al centro la prima da sinistra Maialen Chourrut con le compagne di squadra
in basso Corinna Kuhlne

Bourliaud un transalpino



Pierre Bourliaud è la versione francese del campione olimpico tedesco Alexander Grimm, forse più agile e comunque un raffinato esteta dello slalom. Sabato in Germania ha vinto la terza prova di coppa del mondo utilizzando 119 pagaiate e solo 3 di queste sono stati colpi indietro e cioè alla porta numero 5 dove si era costretti a cambiare repentinamente direzione da sinistra a destra. Poi all’uscita della risalita 6 per andare alla 7 a cavallo del ricciolone dopo il buco (porta che è costata molto a Peter Kauzer in semifinale e che l’ha costretto ad abbandonare le speranze di chiudere con anticipo la coppa del mondo) ed infine all’entrata della porta numero 10 in risalita dove c’erano lo spazio e l’acqua per tagliare l’entrata con la coda nell’elemento liquido.
Poco ci direbbe se non confrontassimo questo numero di pagaiate con quelle fatte ad esempio da Giovanni De Gennaro: ci accorgeremo che il bresciano ha sei colpi in più di cui 4 in retro, contro i 122 di Molmenti.

Il percorso, come già detto, non era tra i più scorrevoli visto che gli atleti hanno risolto praticamente tutti con delle retro le due combinazioni 9 -10 e 16 - 17. Un tracciato di tempi antichi quando le retro erano obbligatorie. Comunque tutto ciò ha giocato a favore del bravo Bourliaud, ma dovete conoscerlo più a fondo per apprezzare appieno questa sua vittoria.
Infatti, dopo essere rimasto fuori dalla squadra A, come quarto K1 e dopo l’argento dello scorso anno a squadre e il quinto posto ai mondiali di Tacen ha dovuto armarsi di pazienza e iniziare ad allenarsi girovagando per l’Europa in compagnia del quinto k1 e cioè di quel certo Sebastien Combot già campione del mondo nel 2007. In Saxonia i due erano in tenda come la settimana prima a Bratislava dove erano andati ad allenarsi.
Pierre è uno studente di kinesiterapia a Toulose e lo scorso 4 marzo ha fatto 26 anni.
In gara mi è piaciuto parecchio. Mi è piaciuto tra la 4 e la 5 perché ha saputo usare molto bene i fianchi per ruotare e far restare in linea il suo scafo verso la porta successiva. Uscito dalla 6 in risalita ha preso un altissimo rischio alla 7 dove è stato costretto a distendersi indietro sulla sua coda, ma si sa che per vincere bisogna osare e non limitarsi a fare le cose bene. Sempre preciso nelle risalite con l’aggancio che si trasforma in un reattore nucleare e che prende le sembianze di una propulsione atomica. Bello, regolare, pulito: tre aggettivi che dire calzano a pennello per descrivere la sua manche di finale.

L’altra storia che vi voglio raccontare è quella di una famiglia inglese che accompagnano la figlia - giudice arbitro - nelle trasferte internazionali. Il papà è un anziano signore e la mamma si aiuta a camminare sostenuta da un bastone che però non la limita in nulla, anzi, sembra darle, oltre alla sicurezza, anche molta energia. I tre sono partiti da Londra con il camper una settimana prima della competizione e con calma hanno raggiunto la meta di lavoro della figliola. Si sono fermati a visitare Berlino prima di arrivare a Markkleberg. Gran lettore di romanzi e appassionato di geografia lui, la moglie si dedica ai lavori ad uncinetto e a preparare i pasti al giudice che alla sera torna letteralmente distrutta dopo diverse ore di gare. A sentire lei però non sono le competizioni a ridurla in quello stato comatoso, ma le estenuanti riunioni pre e post manifestazione.

Bello comunque scoprire anche questi risvolti del nostro sport, come quello che è stata offerta la possibilità ai giovani dei vari club in Germania di assistere alle gare ed avere anche un contributo per i vari spostamenti.
Com’è la situazione in Coppa dopo tre gare è presto detto.

Nei Kayak può succedere di tutto per il momento in tesa c’è Kauzer con 127 punti seguito dal suo compagno di squadra Meglic a 123. Molmenti è 5^ con 108.
Nelle donne Dukatova in fuga con 162 punti e seconda Nenusova-Mann con 132.
C1 il detentore di coppa Benus com 148 guida la classifica di specialità seguito da Jezek.
C1 donne Lawrence 165 punti davanti a Guinea 150 con Macova terza con 128
C2 Hochshorner in fuga anche loro con 165 sui francesi Klauss/Peche. Primi italiani 11esimi con 73 punti.

La Coppa ora si prende una pausa fino alla seconda settimana di agosto per la finale di Praga. Io con la casa viaggiante, con Raffy, Pedro e, tra qualche giorno Eoin, sono tornato a Bratislava con l’unico vero grande obbiettivo della stagione: far crescere i miei atleti. Cerco di non perdere neppure un minuto nella speranza che questi giovani con le loro canoe, alla fine, si fondano con l’acqua e diventino un elemento unico!


Occhio all’onda!

Coppa del Mondo gioie e dolori

Giornata lunghissima con semifinali e finali per C1 uomini e donne e K1 uomini. Poi piccola pausa e qualifiche K donne e C2. Il canale con tanta gente a guardare. Il tempo estivo ha fatto il resto. Una festa, una bella festa ed è questo ciò che serve allo slalom e alla canoa in genere. L’impianto è bello e si presta a tutto ciò... sempre che il tempo più che imprevedibile, qui a nord, non crei problemi seri. I risultati li sapete e se non fosse così andate su 123.result.com e vi erudite. Io vi posso solo dire che mi sono divertito a seguire le gare anche se il percorso è decisamente impegnativo e difficile e gli errori sono stati tanti, anzi tantissimi.
Tutto sto giro di parole per dirvi che a distanza di tre giorni non sono ancora convinto dell’utilità di fare percorsi così assurdi. Sarò anche noioso, ma tutta la gara è stata un compromesso tra scelte azzardate e spauracchi vari per passare i turni di qualifica e semifinale. Troppo condizionata da scelte tecniche limitanti. Così facendo non si mette in evidenza il lavoro fisico degli atleti e ne risente ovviamente la velocità.
Pensate che la campionessa europea ha nuotato sul finire del percorso e vi posso assicurare che erano anni e anni che non vedevo così tanti atleti fare delle porte in retro. Sembrava quasi che alla porta 9 e 16 ci fosse sul traverso,, oltre al numero anche la vecchia scritta “R” che ti ricordava di passare quella porta prima con la coda e poi con la punta!
Non pensiamoci più e guardiamo avanti. Domani semifinali per le donne e per i C2. La prima senza italiane in gara, ma questo è ormai regolare, mentre nella barca lunga speriamo che Benetti e Masoero riescano a ritrovare serenità e tranquillità in vista del mondiale e della qualificazione olimpica.

Volevo anche tranquillizzare l’amico Canzano. Zeno non sarà al via agli europei junior per problemi fisici, in accordo con il medico federale abbiamo preferito rinunciare a questa importante prova continentale e guardare al futuro. Il ragazzotto ha bisogno ora di un lungo periodo di riposo e appena sarà possibile risalirà in barca, anche se, senza forze e ancora con febbre, sta bramando per rimontare in barca... non sarà facile farlo riposare per cercare di recuperare il prima possibile.

Markkleberg, 9 luglio - Germania 3th slalom race World Cup 2011


Occhio all’onda!

Non è giornata


Ho seguito la gara con la testa altrove e per dirla proprio tutta non saprei proprio cosa raccontarvi. Oggi ho fatto tutto in maniera automatica. Ho lasciato andare le mani e le gambe e gli automatismi che si costruiscono in anni di gare hanno fatto il resto. Spero che di essere stato di supporto a tutti come sempre e che la professionalità abbia avuto il sopravvento su emozioni personali.
In fondo ho fatto come sempre: analizzato il percorso con Pedro, ho seguito la sua discesa. Poi all’arrivo gli ho fatto il lavaggio della “cabeza” per il modo con cui ha affrontato la sua prima manche. Ne abbiamo parlato e ho cercato di riportarlo sugli obiettivi che ci siamo proposti di portare avanti. I risultati vanno costruiti passo dopo passo, non possiamo perdere tempo, ma non possiamo neppure saltare dei passaggi cruciali per la crescita di un atleta. Dobbiamo viverli tutti e farli nostri per non pentircene poi nel futuro.
Il giovane è sveglio, ha capito al volo e nella seconda discesa è andato veramente vicino a passare il turno. Con Eoin abbiamo studiato strategie e tattiche di gara per passare in semifinale e senza colpo ferire abbiamo ottenuto quanto ci siamo prefissati. Persistono errori su cui abbiamo lavorato molto, ma che evidentemente necessitano di un maggior approfondimento. Come ad esempio l’uscita dalle risalite dove l’irlandese si incanta e sfolla. La testa non è dove dovrebbe essere e cioè sulla porta successiva. Lui si ferma nel momento che sta vivendo rallentando l’azione.

Ho guardato svogliatamente anche le canadesi che, su un percorso decisamente impegnativo, hanno messo in evidenza limiti e controindicazioni messe in luce da un tracciato così anomalo e se vogliamo un po’ assurdo. Sembro polemico e non voglio esserlo assolutamente, ma il mio concetto di slalom è legato alla velocità e questo percorso non era certo tra i più scorrevoli degli ultimi dieci anni! Ok i più forti non hanno avuto problemi a passare e a farci vedere azioni tecniche importanti, ma il concetto è diverso. In sostanza, secondo il mio modestissimo avviso, si fa poco per aumentare il livello generale, come si fa poco per supportare gli atleti. I servizi per loro sono veramente pochi, costretti a parcheggiare lontano e a cambiarsi in un tendone sulla riva del lago decisamente lontano per qualsiasi tipo di necessità. Per la finale presenterei in pompa magna gli atleti, con musica e bandiere, una sorta di americanata se vuoi, ma servirebbe per vendere bene questi avvenimenti e a caricare a puntino gli atleti, e soprattutto farli conoscere. Poi giocarsi in notturna la finale non sarebbe male, visto che qui è tutto predisposto per l’illuminazione artificiale.

Domani semifinali e finali per C1 uomini e donne e K1 uomini poi dalle 16 gare di qualifica per donne sedute e C2.

Lo so che non si dovrebbe utilizzare un forum o un blog, per scopi personali, ma voglio ringraziare pubblicamente il medico federale che in quest’ultima settimana è rimasto particolarmente vicino a Zeno e che sicuramente lo sarà anche in futuro per dargli una mano a superare questo momento decisamente negativo. Grazie Gigi -



Markkleberg, 8 luglio - Germania 3th slalom race World Cup 2011



------------------------------------------------------------
la prima manche di Giovanni De Gennaro
- http://www.youtube.com/watch?v=jfErAO7xw-8

Un fiorellino per farci sorridere


Sto diventando troppo sensibile e il cuore alla lunga potrebbe non reggere. Colpa forse di quel fiorellino color violetta in mezzo al campo slalom che questa mattina contrastava il grigiore delle ciminiere della mega centrale nucleare che si stagliano giusto in fondo alla nostra visuale. Impossibile non notarle in questo piatto paesaggio sassone. Viceversa la fiorescenza – il cui nome scientifico ovviamente ignoro - ci vorrebbe il mio amico Stefano grande esperto di botanica e vero conoscitore delle cose di montagna - era lì in mezzo al pratone a ricordarmi le cose belle e semplici della vita.
Poi ci si mette anche il mitico Gra che da Trielle mi manda resoconti sullo stage di tango che sta vivendo da quelle parti e che sembra fermare il tempo. Scrivi tutto grande maestro, non perdere nulla, caricati di energia, assorbi ogni gesto nel tuo sapere, nel tuo essere unico.
E poi c’è quella voglia di lavorare intensamente con i miei atleti in acqua in quell’ora che l’organizzazione ci concede ogni giorno e che noi cerchiamo di sfruttare al meglio. Con Pedro Henrique Gonçalves Da Silva, brasiliano diciottenne, ho necessità di fargli capire che lo slalom non è un gesto fatto di sole pagaiate senza senso. Devo fargli sentire e percepire che l’andare sull’acqua che corre è come ballare a volte lenti e a volte veloci. Milonghe o tanghi vanno ballati diversamente e in una gara di slalom trovi sia l’una che l’altra versione di un ballo così affascinante e unico come è quello argentino. La corrente è la musica e tu la devi seguire, le porte sono le variazioni sul tema e tu le devi interpretare. Ciò che ti permette tutto ciò è quella pagaia che devi tenere in acqua più tempo possibile per ricevere informazioni che vanno elaborate velocemente. Solo così puoi offrire valide risposte alla tua canoa-ballerina che è li che ti aspetta e brama attenzione. Non è facile però tenere a bada l’energia di un giovane che come tutti vorrebbe avere tutto subito pensando che pagaiando più forte sia l’unica vera via per andare più veloce!
Con Raffy alla sera mi diverto nell’ora libera ammirandolo tra risalite e porte sfasate. Con lui il lavoro è molto più fine, c’è tempo e quindi non voglio correre. Io intervengo solo per offrirgli punti di riflessione su come possono spingere le ginocchia e il bacino in determinate situazioni oppure gli ricordo di spingere bene anche coni il braccio alto. Poi scherziamo sulle mie proposte di cercare di fare delle discese intere con la pala sempre in acqua, senza cioè estrarla dall’elemento liquido neppure per avanzare.
Con Eoin Rheinisch inizio a vedere un po’ di luce dopo tanto buio causato da problemi fisici e da una ricerca di cambiamento tecnico che forse abbiamo raggiunto. Il suo vecchio stile ha lasciato più spazio ad una maggiore dinamicità nel preparare le risalite, mentre si è mantenuto nei pezzi diritti dove c’è necessità di far scorrere la canoa. In questo l’irlandese di Dublino è molto bravo e ovviamente non c’era motivo di apportarne modifiche.
Da casa non giungono belle notizie e sembra che l’europeo junior per Zeno sia a questo punto compromesso per questa febbricola che lo perseguita da ormai due settimane e che lo tiene a letto o sul divano a guardare il Tour de France. Speriamo che il fiorellino, dai colori che piacciono tanto alla Cristina che pagaia, sappia comunque regalarci il sorriso.

Markkleberg, 7 luglio - Germania 3th slalom race World Cup 2011

Occhio all’onda!

www.slalom​worldcup.c​om
www.123res​ult.com

Trielle


Non sono mai andato a Trielle, o meglio non sono mai andato là fisicamente, ma ci sono passato l’altro giorno con la fantasia per vivere quei posti ameni che profumano di suoni, danze e amori.

“...sto caricando il camper per partire stasera per Trielle
....una settimana con Federico...”


recitava il messaggio e il resto è venuto da sé.

Mi immagino, per arrivare alla meta, una volta pagata l’autostrada ad un casellante che sembra conoscere la destinazione finale, una strada lunga lunga, che prima ti porta fuori da una piccola città e poi, dopo varie curve e viali alberati ti abbandona nell’aperta campagna. Il paesaggio che, d’incanto ti appare, è quasi fantascientifico. Una distesa di cucuzzoli verdi verdi, irti irti. Su uno bisogna salire e visto che il camper da queste parti ormai ci è venuto diverse volte, meglio lasciarlo fare, non dire niente e ammirare il paesaggio che incanta per bellezza, colori e profumi. Mi distendo sulla poltrona della guida e magicamente mi faccio portare. La strada è stretta ed è una curva unica visto che segue esattamente il perimetro elicoidale che ci porta a girare attorno alla montagna. Giriamo ad est e siamo all’ombra, giriamo ad ovest e scorgiamo il tramonto, rigiriamo e precipitiamo nel buio. Le forme riprendono il colore del fuoco solo quando ci ritroviamo sull’altro lato della montagna che sale. Faceva un gran caldo in pianura, ma ora che stiamo qui su la temperatura è mite e l’aria che entra dai finestrini ancora abbassati ci fa sentire quelle note che sono state la nostra stella polare in questo lungo e appassionato viaggio. In questo peregrinare per il mondo alla ricerca continua di se stessi.
Non serve proferir parola perché gli occhi della mia amata, che ad ogni respiro incontro, parlano per noi. Deve essere pur vero che gli occhi sono lo specchio di come siamo fatti veramente e non tradiscono mai... beh quasi mai!

Finita la salita la strada si appiana, si percorre ancora un viottolo alberato e poco dopo ci si trova praticamente di fronte all’immenso cortile con la casa sulla destra. Non facciamo in tempo a parcheggiare che siamo travolti da baci e abbracci, da saluti e batti mano. Il patio si anima. Dal vecchio casolare escono uomini e donne, acqua e vino, musica e musicanti, ballerini e ballerine tutti in fila formano ora un enorme tunnel, una sorta di galleria umana di mille colori e di mille lingue diverse. “Che la festa inizi e che non abbia più termine fino al calar della prossima luna, di notte e dì. Ci si fermi solo per cambiar donzella, rinfrescar il corpo, per ascoltar consigli, per discuter di passi e pesi. Non si perda tempo a desinar, d’amor e di tango si vivrà”.


Je ne suis jamais allé à Trielle, au moins du point de vue physique, mais j’y suis allé l’autre jour avec la fantaisie pour vivre ces lieux si plaisants qui parfument de sons et d’amour.
« …je suis en train de charger mon camper pour partir pour Trielle …une semaine avec Federico… » disait le message et le reste s’est passé tout seul.
Je me figurais, pour atteindre la destination, une fois payée l’autoroute à un préposé qui semblait connaitre la destination finale, une route longue longue, qui d’abord t’emmène au dehors d’une petite ville et en suite, après une série de virages et d’allées bordées d’arbres, t’abandonne en plaine campagne. Le paysage qui tout d’un coup te frappe, c’est presque science-fiction. Une étendue de sommets verts verts, hérissés hérissés. Il faut bien monter sur l’un des sommet car le camper est déjà venu plusieurs fois, mieux vaut le laisser faire, ne rien dire et admirer le paysage qui nous charme par sa beauté, ses couleurs et ses parfums. Je m’étale sur le fauteuil au volant et magiquement je me laisse porter. La route est étroite et c’est tout un virage vue qu’elle suit exactement le périmètre hélicoïdal qui nous amène tourner autours de la montagne. Nous tournons vers est et nous sommes à l’ombre, nous tournons vers ouest et nous entrevoyant le couché du soleil, nous continuons à tourner et nous nous précipitions dans l’obscurité. Les formes reprennent la couleur du feu seulement quand nous nous retrouvons sur l’autre coté de la montagne qui monte. Il faisait très chaud dans la plaine, mais maintenant que nous sommes dans les hauteurs la température est agréable et l’air qui entre par les vitres encore baissées nous fait entendre les notes qui ont été notre étoile polaire dans se longue et passionné voyage. Dans cette pérégrination dans le monde à la recherche continuelle de nous-mêmes.
Aucun mot doit être prononcer car les yeux de mon aimée, que je rencontre à chaque souffle, parlent pour nous. Ca devrait être pourtant vrai que les yeux sont le miroir de comme nous sommes faits vraiment et qui ne trahissent jamais…ou presque !
La montée terminée la route devient plus plate, on parcours encore une ruelle bordée d’arbres et de si peu on se trouve pratiquement en face à une immense cours avec la maison sur la droite, Nous faisons à peine à temps à nous garer que nous sommes comblés de baisers et tout le monde nous embrasse et bat les mains. Le patio s’anime. De la vielle maison de campagne sortent des hommes et des femmes, de l’eau et du vin, de la musique et des musiciens, des danseurs et des danseuses en queue qui forment un tunnel énorme, une sorte de gallérie humaine de milles couleurs et de mille langues diverses. « Que la fête commence et que n’en finisse qu’au coucher de la prochaine lune, de nuit et du jour. Qu’on s’arrête seulement pour changer de dame, se rafraichir, pour écouter des conseils, pour discuter de pas et de poids. Ne perdons pas de temps à manger, nous vivrons d’amour et de tango »
traduzione di Cecilia Acqua

L'elisir dell'eterna giovinezza



"You think you ought to stop trying things
because you had a few too many birthdays? I do not"

Rocky Balboa

"Nello sport il gioco deve essere una costante.
Quando questa componente viene a mancare è ora di smettere"
Josefa Idem



Mi sono incantato questa mattina a guardare per un buon quarto d’ora le invenzioni dell’uomo anche sulle cose più banali. Come potete immaginare a lato del canale di gara c’è una sorta di pratone piuttosto pendente e già da ieri erano all’opera una squadra di almeno una decina di uomini per tagliare l’erba che inevitabilmente anche qui cresce con solerzia. Ma la vera apparizione è stata quella di vedere operativo una sorta di robot che rifiniva alla perfezione questo spazio scosceso misurando praticamente l’altezza di ogni filetto verde per far sì che tutto risultasse perfettamente uguale. Siamo in Germania e la perfezione regna sovrana, su questo non ci sono dubbi. E pensare che da piccolo rimanevo incantato ad osservare gli uomini di montagna a tagliare a mano con la falce i prati a ridosso della casa di famiglia a Ferrara di Monte Baldo. Si faticava a salire in cima a quel prato tanto era pendente, eppure con passate precise e potenti quei montanari racimolavano cibo per il loro bestiame. Una volta che quello spazio era rasato a fino, io mi divertivo a piantarci dei paletti per farci lo slalom. Allora ero deciso a diventare uno sciatore famoso e non c’era nulla di meglio che passare l’estate ad allenarsi a secco immedesimandosi in qualche rocambolesca discesa giù dalla 3-3 di Madonna di Campiglio o addirittura giù da Kitzbuel. Far correre la fantasia non costa e non costava molto!
Questa mattina mi sono anche emozionato guardano Hilgertova, che. finita la corsa, si è fermata a raccogliere qualche fiorellino di lavanda che ha poi regalato al suo amato marito-allenatore. Mi è venuto istintivo collegarla al libro che ieri sera mi ha tenuto sveglio a lungo, tanta era la voglia di leggere la fine. In sostanza “La mappa del destino” il titolo del libro, parla di Ruac un villaggio in Francia dove sarebbe custodito il segreto dell’eterna giovinezza. Attorno a ciò Glenn Cooper ci fiorisce una lunga storia che ovviamente ha tutto per rendere emozionante ogni aspetto. Avventura, storia, aneddoti, passioni e ovviamente un grande amore. In effetti potrebbe benissimo adattarsi alla vita di questa atleta che rincorre ancora una volta il sogno olimpico e che per forza di cose dovrebbe aver nascosto da qualche parte l’elisir di lunga vita.
Ciò mi fa riflettere tanto più se la paragono a Josefa Idem. Le due atlete secondo me hanno molto in comune. Sono canoiste entrambe. Sono allenate dai mariti. Hanno gareggiato per nazioni diverse. Hanno superato abbondantemente i 40 anni (classe 1964 l'italiana, classe 1968 la ceka). Hanno dedicato la vita allo sport. Hanno avuto figli. Hanno vinto ori e medaglie olimpiche e mondiali. Hanno vinto titoli continentali. Hanno dominato la scena per decenni. Hanno trovato sicuramente la chiave per riuscire ad esprimere al massimo il loro potenziale.
Ma che cosa sta succedendo ora che non sono più così vincenti? Interessante, molto interessante da capire e da studiare. In effetti loro stanno sicuramente facendo tutto come un tempo. Tutto alla perfezione e anche determinati test possono dare risultati strabilianti se non migliori di quelli del passato. Allora perché queste due campionesse stanno vivendo una momento di debacle sportiva?
Forse perché la testa, la volontà, la dedizione, la passione non possono sostituire quelli che sono i ritmi biologici naturali. Ad un certo punto bisogna pur rassegnarsi al passare dell’età oppure come gli abitanti di Ruac bisogna far ricorso a qualche pozione magica che da sempre è nella fantasia di tutti noi.

Markkleberg, 4 luglio - Germania 3th slalom race World Cup 2011

Occhio all'onda!

Coppa del Mondo fa tappa in Sassonia


"Che tu possa incontrare la vittoria e la sconfitta, e trattare queste due bugiarde con lo stesso viso".
Joseph Rudyard Kipling,
iscrizione posta all'ingresso del Campo Centrale di Wimbledon

Ho appena finito di mettere tutto nella pentola a pressione per un goulash con i fiocchi... spero! Gli ingredienti in teoria ci sono tutti, compresa l’ambientazione invernale che invoglia non poco a prelibatezze tipicamente legate al freddo. Sono a Markkleberg in Sassonia per la terza gara di coppa del mondo di slalom e come sapete tutti non sono andato in Francia per la seconda tappa visto che ho approfittato di questa settimana per lavorare con i miei atleti a Bratislava in vista dei mondiali e della Teen Cup, anche se qualcuno, per ragioni di punti e di regolamenti, non se la sente di convocare un atleta che ha praticamente introdotto la specialità in Italia per questa categoria e che tutti sanno che sta lavorando con passione e dedizione. Convocarlo dimostrerebbe solo coerenza e logicità. Non farlo viceversa è la conseguenza logica di un comportamento che ha portato solo a quello che tutti noi abbiamo sotto gli occhi e che tutti dicono di non condividere, ma che viceversa continuano ad accettare. Mi chiedo: ma questi uomini le palle le usano solo per giocare a tennis oppure le utilizzano anche per il biliardo?
Dicevo dei miei atleti, ma in realtà non tutti si sono allenati. Zeno è dovuto tornare a casa molto prima del previsto per farsi curare una lunga e fastidiosa febbre che arriva a meno di due settimane dall’europeo junior. Speriamo bene che, dopo tanto penare per il mondo, possa ritornare in forma per combattere ad armi pari per il campionato continentale. Per il momento ci sono gli antibiotici, poi ci sarà solo Gesù a pensarci e vedremo che cosa deciderà. Detto ciò, ho seguito, come tutti voi, le gare transalpine via internet e su Eurosport per le poche immagini che ci ha regalato l’emittente internazionale. Questa mattina però al canale ho incontrato vari personaggi che arrivavano giusto dall’ovest e con loro ho avuto modo di conoscere qualche particolare.
Si mormora che la gara di semifinale dei kayak uomini sia stata fermata dai francesi in maniera piuttosto interessata. La scusa del vento è stata ingigantita per il solo fatto che a poco più di metà gara nessun K1 di casa poteva aver la pur minima possibilità di passare il turno. Quindi preso il vento in poppa si è pensato di ritentare la fortuna rimandando la gara al giorno dopo. Mah! Mi sembrava giusto dirvi anche questo. Come mi sembra giusto farvi notare come il sito federale abbia raccontato della delusione per la mancata finale di Molmenti. In effetti il friulano, un tempo passava il turno anche con penalità, oggi non può più permetterselo perché in effetti il livello generale è molto cresciuto. Il minimo errore costa caro a tutti. Al di là di ciò, tornando sul senso della notizia data, si capisce perfettamente la filosofia dell’editore che ha ben istruito la sua mano scrivente. Infatti da ciò si capisce chiaramente che nulla può interessare della squadra nel suo complesso, l’unica cosa che effettivamente interessa è il risultato di un singolo che possa così salvare il culo a tutti. Dei vari altri atleti neppure l’ombra, eppure in acqua, che ha fatto un gran bene, c’era anche il campione del mondo junior 2010 che, all’esordio in coppa, chiude con un secondo posto in qualifica. Non è questo un risultato da esaltare? Resteremo sempre con il dubbio, nel frattempo le macchine e i pulmini qui sul canale arrivano alla spicciolata e in settimana si ritorna a respirare aria di grandi sfide. Potrebbe essere questa la prova che chiude o tiene aperta la coppa per i Kayak. Infatti se il buon Kauzer, che ieri sera è arrivato di gran fretta dalla Francia vittorioso, per provare il tracciato, vincesse per la terza volta potrebbe già portarsi a casa l’ambito trofeo nei kayak uomini. Dimenticavo di dirvi, che lo sloveno, però dopo solo quattro porte si è schiantato su degli ostacoli sommersi e ha fatto praticamente esplodere la sua nera-gialla canoa! Con le pive nel sacco Pero ha preso i resti di quello che è rimasto della sua “barchetta” ed è sparito nella notte... che sia andato da Vajda a Bratislava per rimediare ai danni fatti?

Markkleberg, 4 luglio - Germania 3th slalom race World Cup 2011

Occhio all’onda!

L'energia di chi non c'è più prende forza dentro di noi - silenziosa presenza

Le emozioni hanno bisogno di tempo per essere comprese appieno e per diventare parte integrante del tuo essere e farti capire che la vita va vissuta sempre intensamente. Questa mattina Amur mi è apparsa sul percorso di allenamento d’incanto e amorevolmente mi ha portato una tazza di caffè, mentre seguivo i miei atleti. Il caffè preparato dal mio angelo biondo è fantastico per mille motivi. E’ stato allora che ho metabolizzato una tragedia e mi sono reso conto che Amur ha perso un amico con cui ha condiviso bei momenti in gioventù e la passione per la musica. Era proprio un bel gruppo quello degli “Owls” e lo testimoniano ora che uno di loro se n’è andato in una anonima domenica di giugno all’inizio di un’estate che forse era già stata programmata per essere vissuta appieno dopo la scuola, dopo un inverno che è sempre difficile da far passare per i tanti impegni, per le giornate grigie e per i tramonti troppo pigri per essere apprezzati.
Nell’attimo in cui ho incontrato gli occhi marini, sono tornato indietro con gli anni, quando ancora appena sposato, ero andato ad un revival (giusto 10 anni dopo) della band nel teatro della parrocchia di San Pietro Apostolo. Una platea scatenata nel vedere all’opera i cinque ragazzi e la musa del gruppo che aveva vissuto la sua adolescenza tra quegli omaccioni. Ovvio io ero innamorato di quella luce, ma vederla sul palco, con quella chitarra che ancora oggi mi suona, in mezzo a quel gruppo mi sono sentito veramente felice perché stava entrando in me come la loro musica. Ho capito quanto l’amicizia che li univa era forte unica e soprattutto sincera.
Quello fu l’ultimo concerto del gruppo, ognuno aveva già intrapreso strade diverse per camminare su sentieri a volte facili e spettacolari e a volte su quelle mulattiere che la vita immancabilmente ha in serbo per te.

A distanza di altri 20 anni poi c’è stata una domenica in montagna con le famiglie e per respirare ancora una volta quelle musiche, quelle parole, quelle emozioni che nel passato giovanile li avevano uniti.
Fu una bella giornata. Con Zeno e Raffy e ci divertivamo a guardare la mamma, Alberto, Luca e Nicola a suonare, a cantare a ricordare aneddoti e vecchie storie. Peccato che mancassero Chicco ed Aspreno, fermati per un impegno di lavoro.
Eravamo veramente tutti felici con i colori del sole in quella atmosfera luminosa e ricca di affetti. Sono gli attimi che fissi nel tuo cuore e che sai che ti resteranno per sempre.

Riguardando Marina, che mi osservava mentre bevevo quel caffè così dolce, come il suo sguardo, mi è venuto istintivo pensare alla moglie e soprattutto alle bimbe di Alberto che fisicamente non avranno più la spalla su cui appoggiarsi nei momenti difficili di adolescenti. Non avranno più quel sorriso che sa dare la carica giusta o che sa riportarti con i piedi per terra. Non avranno più le tante piccole emozioni che una persona può offrire, che un genitore regala perché è il sangue che gli dice di farlo ed istintivamente non può farne a meno. Avranno però qualcuno che sempre e per sempre sarà dalla loro parte, le seguirà, le guiderà per mano, e saprà essere presente ancora più di prima. “Silenziosa presenza” quella che sento io con il mio papà che a diciotto anni mi ha lasciato in balia del mondo e si è messo in cielo a guidarmi e ad offrirmi il suo sorriso sempre e comunque. Sarà così anche per loro, come sarà così per la sua amata Daniela. Finiranno le lacrime, il cuore avrà spremuto l’ultima goccia di sangue, un giorno la ragione prenderà il sopravvento, perché è giusto che la vita continui ed è giusto però portare sempre con sé la forza di chi non c’è più. Forse si riuscirà a ritrovare serenità. Certo è che le note di molte canzoni resteranno il ricordo vivo di un persona che molti hanno amato, che molti hanno conosciuto, che molti porteranno per sempre con loro in quelle canzoni, in quegli strumenti che suoneranno ancora e che avranno magicamente la forza di far rivivere l’amico, il compagno, il concertista, l’autore, il musicista, lo sposo, l’amato, il papà e l’uomo che è stato.

Occhio all’onda!