Hochschorner nella storia anche del mondiale



La canadese doppia è una specialità che per molti versi ha fatto la storia della canoa slalom. Una barca che unisce la spettacolarità alla componente dell’intesa umana. Un mix equilibrato tra forza, coordinazione fisica e mentale che ha come risultato finale l’ eleganza del gesto. Spesso mi rendo conto che i C2 possono mettere in atto manovre che un K1 o un C1 non possono nemmeno immaginare. Avere cioè contemporaneamente velocità e rotazione, frenata e propulsione. Non basta essere buoni pagaiatori inginocchiati, ma bisogna essere nello stesso tempo psicologi di se stessi e del proprio compagno. Gli atleti di questa disciplina sono diversi dal resto del circuito. Li vedi camminare sul percorso con molta tranquillità e soffermarsi su combinazioni di porte per molto tempo. Osservano individualmente il passaggio di qualche concorrente e poi i loro sguardi si incrociano come innamorati per avere prove d’assenso o per rimettersi a discutere. A volte basta un cenno del capo, un gesto con la mano, un sorriso o una smorfia per entrare in sintonia con il terzo elemento e cioè il compagno. Terminata la carriera sulla stessa barca molte volte le vite si separano e ognuno va per la propria strada. Eppure i C2 condividono ogni istante, ogni emozione, ogni fatica, magari per molti anni alla ricerca di una sintonia che si spezza solo con i fatti di una vita senza canoa.
La mia vena storica non può non sottolineare l’impresa dei fratelli Pavol e Peter Hochschorner che, a Tacen (Slovenia), sono saliti per la terza volta consecutiva sul gradino più alto del podio iridato. Lo avevano fatto nel 2009 a Seu d’Urgell (Spagna) dopo aver vinto la loro terza medaglia d’oro olimpica e prima nel 2007 a Foz de Iguazu (Brasile). Bene! Con questa vittoria hanno uguagliato quello che solo pochi sono riusciti a fare in tutto il panorama internazionale dello slalom. Nella canadese biposto ci riuscirono solo, prima di loro, i fratelli tedeschi dell’Est Gunther e Manfred Merkel che vinsero i mondiali nel 1961 a Hainsberg (Germania) e nel ’63 e ’65 a Spittal (Austria). E da curiosità a curiosità diciamo che i fratelli campioni del mondo si contano sulle dite delle mani. Quindi oltre ai già citati Gunther e Manfred Merkel e Pavol e Peter Hochschorner troviamo nel 1969 i francesi Jean Claude e Jean Louis Orly, nel 1981 gli statunitensi Steve e Mike Garvis, nel 1983 ancora statunitensi Lecky e Fritz Haller e nel 1987 i transalpini Pierre e Jacques Calori.
Chi sono gli altri due atleti che possono vantare tre vittorie consecutive nei campionati del mondo di canoa slalom? Beh è facile! Qualcuno risponda per favore! Non possono farlo L8 e Pierpaolo Ferrazzi, troppo scontato per loro grandi esperti e conoscitori della materia. Non possono rispondere neppure i miei figli che addormentavo raccontando le epiche imprese di queste due stelle immense del firmamento canoistico dei paletti dello slalom.

Torniamo però al tema di questa penultima puntata sull’analisi della stagione agonistica 2010 e cioè il C2 tra mito e leggenda!
Dai 18 finalisti del 2009 siamo passati ai 21 del 2010 e dalle 9 nazioni siamo passati alle 10. E’ entrata la Russia con due finali conquistate da Mikhail Kuznetosov/Dmitri Larionov e chi ha memoria sa che questo equipaggio ai Giochi Olimpici di Bejing ha preso un bronzo molto importante. Come sempre slovacchi grandi protagonisti con tre equipaggi che in totale hanno conquistato 11 finali e 4 podi. Sono 10 gli equipaggi che hanno preso podio in rappresentanza di 7 nazioni.

L’anno scorso avevo introdotto il problema che si sta presentando in relazione a questa categoria per il futuro olimpico dopo il 2012. L’ICF per trovare soluzioni ha prospettato la possibilità di far gareggiare già dalle prossime gare a cinque cerchi atleti in C2 purché già qualificati in C1 o K1. In sostanza, tanto per fare un esempio, se Daniele Molmenti si qualificasse per le gare olimpiche in K1 e Roberto Colazingari lo facesse in C1, poi questi due atleti potrebbero mettersi assieme e gareggiare anche in C2. Mi rifugio dietro ad un: “no comment”!

L’Italia ha investito molto su tre barche, ma a mio modo di vedere in maniera molto ambigua. Infatti nel 2009 si lasciano a casa dagli europei atleti che hanno preso medaglie ai mondiali e poi l’anno successivo si fanno gareggiare alla prova continentale e mondiale equipaggi che neppure fra gli U23 prendono finali e alcuni neppure la semifinale. Qualcuno ci spiegherà questa strana strategia.
In questi giorni Erik Masoero sarà sottoposto ad un intervento chirurgico per cercare di sistemare un problema alla schiena. Quindi riprenderà a pagaiare fra diversi mesi, unico neo: non si poteva fare prima come avevamo suggerito da molto tempo? Che cosa è servito finire la stagione con i mondiali aggravando lo stato fisico dell’atleta e trovarsi solo ora a novembre a prendere in mano la situazione?

Occhio all’onda!

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