Strategia di gara da studiare attentamente


Non è sempre facile far capire agli atleti che una gara di slalom va gestita e organizzata nei minimi particolari. E’ impensabile affrontarla senza una vera e propria strategia ed è un suicidio pensare che si possa tenere per 80/90 secondi la massima intensità. Due fattori  come equilibrio e resa per colpo sono determinanti per la prestazione dal punto di vista tecnico e vanno strettamente a braccetto per elaborare una strategia che possa permettere all'atleta di esprimere tutto il suo potenziale.

Prendiamo ad esempio i Campionati del Mondo di Pau nella finale dei Kayak uomini Tunka ha vinto la gara con 120 colpi, Prindis alle sue spalle per 0.02 di colpi ne ha fatti 113, mentre Kauzer finito terzo, ma con il miglior tempo, ha  messo la pala in acqua 109 volte. Il quarto classificato, Schubert,  di pagaiate ne ha fatte 122.
Se noi prendiamo il tempo di gara e lo dividiamo per i colpi fatti abbiamo un indice, ovviamente molto relativo, ma che ci può dare l’idea di quanta importanza può avere ogni singola pagaiata.


NOME
TEMPO GARA
COLPI 
INDICE
TUNKA 
91,84
120
0,76
PRINDIS
91,86
113
0,81
KAUZER
90,13
109
0,82
SCHUBERT
92,37
122
0,75

L’indice di Kauzer nella semifinale che ha vinto con un tempo di 89,28 è dell’0,84 quindi ancora migliore. Facciamo un’altra  considerazione legata all’aspetto tattico. Ovviamente lo sloveno aveva come scopo in semifinale di entrare nei 10  quindi la sua maggior preoccupazione era quella di fare una gara pulita, senza troppi rischi e con margini di sicurezza elevati. Normalmente è proprio qui che lo sloveno si esprime alla grande. Eppure considerando tutti questi paletti è riuscito ad avere una resa per colpo decisamente migliore che lo ha portato a vincere agevolmente la semifinale con un tempo che gli avrebbe permesso di vincere il mondiale senza nessuna preoccupazione. Cosa è Successo poi in finale? Evidentemente Peter Kauzer ha cercato di forzare la mano considerando il fatto che si stava giocando la possibilità di vincere il suo terzo titolo iridato individuale.  La differenza in negativo è di solo 0,85, ma c’è un penalità di troppo quasi impercettibile (porta 17) che lo priva della vittoria per 0,29  e gli regala comunque il bronzo. In questo caso c'è una  differenza dell’indice per colpo  di 0,02. 

Ora viene istintivo chiederci perché Tunka con un indice colpo inferiore ha vinto il mondiale, mentre Prindis e Kauzer sono finiti alle loro spalle pur con rese migliori nel singolo colpo. 
La risposta è da ricercare nell’espressione strategica. Il ceco campione del mondo ha messo in essere una discesa perfetta dal punto di vista tecnico ed è stato fantastico  in alcuni passaggi come tra la 2 e la 3 oppure nell’entrata della 18. Mantenendo una condotta di gara costante di alto livello, ma non esageratamente eccezionale, considerando che è sceso con 2 secondi e 56 più lento della miglior prestazione assoluta per l’appunto quella di Kauzer in semifinale che aveva fatto registrare 89,28. Tunka precedentemente aveva vinto una medaglia di bronzo alla finale  di Coppa del Mondo in casa sua quindi a Praga nel 2015 e l’anno successivo 2016 sempre a Praga e sempre in Coppa del Mondo era arrivato secondo. Esordì ai  mondiali assoluti nel 2015 e finì 9^ anno in cui vinse il suo primo mondiale a squadre, quindi un eccellente atleta, ma ancora a digiuno di grandi risultati. A Pau però  il 27enne Ondrej, che al mondiale  è stato costretto a passare per la seconda manche di qualifica, ha trovato l'arma vincente nella  capacità di mettere in acqua tutte le sue potenzialità senza andare a ricercare l’impossibile, quindi la sua condotta di gara ineccepibile è stata  evidentemente bene studiata ed elaborata precedentemente con estrema modestia.  Ha mantenuto in finale una strategia che gli ha permesso di esprimere al massimo le sue potenzialità. Poi sono stati gli avversari più accreditati che non sono riusciti, se pur magari superiori tecnicamente, fisicamente e abilmente, fare meglio di lui. Prindis arriva lungo sulla 6 e poi ancora non è preciso all’entrata della 10. Kauzer tocca, Neveu si mangia la vittoria finale sull’ultima banale (ma evidentemente non troppo facile) risalita, Schubert parte troppo contenuto e pur recuperando resta già dal podio per un nulla.

Ecco quindi che si arriva al grande risultato anche, ma ovviamente non solo, ad una strategia di gara che sappia contenere emozioni e tensioni e che permetta all’atleta di esprimere tutto il suo reale potenziale. Concretezza e non esuberanza costruita sul desiderio del vorrei fare di più che spesso e volentieri diventa il vero limite per esprimersi.

Occhio all’onda!

Il silenzio della nostra prua

Sulla sinistra il professor Mario Pescante in compagnia del presidente della FICK Luciano Buonfiglio
 "La cosa migliore per vivere bene 
 è avere un passato stupendo e non ricordarlo mai"
Fulvio Fiori  


Grande lezione di storia olimpica alla festa per i 30 anni della Federazione Italiana Canoa Kayak da parte di Mario Pescante, monumento dello sport italiano, nonché da quasi cinquant'anni ai vertici politici sportivi nazionali e mondiali. Parlando a braccio e con il cuore in mano dall’alto della sua esperienza, ha espresso chiaramente la potenza che lo sport può avere nelle cose del mondo. In buona sostanza ha sottolineato che lo sport arriva dove la politica fallisce: è  il caso della Corea del Nord che isolata dal resto del mondo si apre solo in occasione degli imminenti Giochi Olimpici organizzati a Pyeongchang guarda caso nella Corea del Sud.  Ma un  padre dello sport  come lui ed elegantemente vestito nel suo ruolo di dirigente sportivo , membro CIO e rappresentante dello stesso all’ONU, a fine intervento  ha fatto una invocazione  alla Canoa Italiana  «che - come dice lo stesso Pescante -  vive del rumore della prua della vostra canoa e della pagaia che sgocciola e intorno a voi deserto. Poi arrivate alla fine e forse trovate una medaglia». In sostanza l’arzillo diplomatico dello sport mondiale, già presidente e segretario del Coni,  con i gemelli ai polsi ci suggerisce di restare nella corsia in cui siamo tenendo  un profilo basso, di gioire dei nostri silenzi, di esaltarci della nostra solitudine, di non cercare la ribalta e sopratutto consapevolmente proseguire su questa strada, perché lo Sport Italiano ha bisogno proprio di Società come la nostre che sempre di più scarseggiano.
Parole profonde che arrivano da chi lo sport non solo lo ha vissuto, ma è stato ed è il protagonista politico principale di tutto il nostro movimento.
Ed in effetti la bellezza della canoa è da ricercare proprio nell’essenza della semplicità. La canoa esalta i suoi protagonisti nel silenzio e quasi tutti noi ne siamo consapevoli, non  hanno bisogno di luci e lustrini. Noi tutti gioiamo per  una medaglia e si fatica per raggiungere i traguardi olimpici, ma ho visto i veri grandi campioni che sono diventati esempi da seguire come uomini  proprio per il fatto che il giorno dopo si erano già spogliati della loro gloria e per il resto della loro esistenza  hanno umilmente scelto di rimettersi in discusione senza vivere di soli ricordi. 

Il mondo è pieno di eroi che ogni mattina si alzano e vanno in silenzio incontro alla vita per dare il meglio di se stessi seduti davanti ad una scrivania o sgambettando e correndo su e giù dai ponteggi per costruire case, grattacieli o semplici capanne. Tutti siamo importanti, nessuno di noi è indispensabile, ma soprattutto l’estrema sintesi è da ricercare nel piacere personale  da condividere con fatti concreti e non con ricordi!

Occhio all’onda! 


Il presidente Luciano Buonfiglio con i membri del Consiglio Federale e con i Direttori Tecnici degli Staff Tecnici Federali a conclusione della Festa per i 30 anni della Federazione Italiana Canoa Kayak 1987 - 2017. Prima di questa data la canoa era all'interno della Federazione Canottaggio come Commissione Italiana Canoa dal 1973, mentre diventa Federazione Aderente al Coni nel 1982 per poi diventare autonoma esattamente il 30 aprile 1987.
 

Combinazioni diverse purchè allenate

Si disquisiva sulla porta in retro, ma non sempre questa è la soluzione vincente in determinate manovre e allora mettiamo sul piatto della bilancia le quattro opportunità che si possono avere quando ci troviamo nella necessità di scegliere tra retro (spin), discesa (front), o risalita (up loop), pagaiata indietro (backferry). Analizziamo oggettivamente quali possono essere i vantaggi o gli svantaggi nel fare in un modo o nell’altro la stessa combinazione che ovviamente può lasciare aperta la scelta tra le diverse opzioni. Ci possiamo riagganciare ad esempio a quanto successo a Praga in Coppa del mondo per le combinazione 3/4 e 18/19. Diverso il caso invece di Pau mondiali per 2/3 e 13/14 in cui non si offriva opportunità di scelta se non retro.

1.  La scelta di un passaggio in discesa (forward) ha il vantaggio di:
a) una visione sempre frontale del passaggio
b) velocità elevata
                                    CONTRO:
 a) giro più largo
 b) pericolo si scarrocciare
 c) alta % di penalità


2. La scelta di una retro (spin) in questi casi ha il vantaggio di:
a) fare meno strada
b) minor rischio
                                    CONTRO:
 a) pericolo di fermarsi


3. La scelta di un passaggio in risalita (up around), cioè entrando in discesa nella porta e poi girarci attorno risalendola da fuori ha il vantaggio di:
a) mantenere la velocità;
b) massima sicurezza specialmente per C2 e C1    

    donne.

                                     CONTRO:
a) giro molto più lungo

b) più  strada percorsa

4. C’è ancora una possibilità e cioè usare la retropagaiata (backferry)  che potrebbe avere i seguenti vantaggi:
a) minor strada;
b) mantenimento della visione frontale del passaggio.

                                     CONTRO:

a) difficilmente utilizzabile per le canadesi monoposto specialmente per chi pagaia dal latoin cui si deve spostare la coda. Meglio e più utilizzabile se si pagaia dal lato opposto di dove bisogna spostare la coda;
b) non sempre da ritenere come opzione possibile.

 
Oltre a tutto ciò, prima di optare per una scelta o per un’altra, dobbiamo prendere in considerazione anche la predisposizione naturale dell’atleta per questa  o per quella soluzione. L’allenatore dovrà pure valutare quanto lo stesso slalomista si è allenato per ogni manovra specificatamente,  dove cioè ha più sicurezza nel risolvere il più velocemente possibile quella combinazione.
Certo è che bisogna comunque in allenamento sperimentare e allenare con costanza ogni soluzione, perché al di là della scelta per cui si opterà prima di scendere in acqua, c’è anche da considerare l’eventualità che non si arrivi come desiderato per fare ciò che si è preventivato. Scatta quindi in questo momento la necessità di risolvere il problema nel miglior modo possibile, ecco quindi che sarà fondamentale ritrovare velocemente nella memoria motoria gesti e sensazioni che ci permettano comunque di soluzionare il momento contingente.

Occhio all’onda! 




Canoe Slalom Athletes Proposal 2017

logo di "Canoe Slalom Athletes (C.S.A.)" sulla pagina Facebook

Al «Coaches Conference» di Ivrea sono arrivate delle proposte firmate «Canoe Slalom Athletes» e dopo aver parlato con Alexander Slafkovsky (quest’ultimo rappresentante degli atleti con Jessica Fox all’ICF)  ho scoperto che questi suggerimenti sono opera di Michal Martikan e di Richard Galovič i quali, attraverso la Federazione Slovacca  nella figura di Lukáš Giertl, sono stati portati all’attenzione dei  partecipanti per discuterne. La cosa ha ovviamente  aperto il dibattito  e punto per punto è stato preso in esame il documento nella sua interezza durante i lavori eporediesi. Il documento di cui parlo si può trovare sulla pagina di Facebook - canoe slalom athletes (C.S.A.) -
L’amico russo Lazko Anton, non presente,  ha suggerito però  di affrontare punto per punto o almeno i più salienti per capire cosa il campionissimo slovacco e il manager di avvenimenti sportivi avevano proposto a tutti noi e come è stata la risposta degli allenatori. Quindi prendendo spunto da questa richiesta e soprattutto da quanto emerso nella discussione collettiva sintetizzerei punto per punto, tralasciando magari quelli meno importanti.

- More World cups … more continents   

la cosa potrebbe essere condivisibile, ma sostanzialmente si ripresenta il problema che abbiamo già affrontato oltre 15 anni fa quando ci si è resi conto che partecipare a  più gare di Coppa significava un costo elevatissimo per le Federazioni, sempre più in difficoltà a spesare i propri atleti.  Oggi si aggiunge il fatto che per per  organizzare una prova di Coppa, rispettando  i minimi criteri richiesti,  ci vogliono almeno 250 mila euro, quindi non è facile reperire località con questa disponibilità economica a meno che non proviamo ad accorciare il «format» di gara condensando tutto in due giorni raddoppiando così il numero di gare facendo due prove per ogni località. Magari per un paio di anni si potrebbe adottare questa formula e capire che cosa succede. 

            Veniamo alle proposte sui percorsi

- Shorter courses 

Questa proposta  potrebbe essere interessante per  arrivare ad una gara di 60 secondi in modo tale che il pubblico è sempre sotto tensione. In effetti competizioni  oltre i 90 secondi rischiano di far perdere fasi salienti della discesa perché non è facile per gli spettatori seguire tutta la prova con interesse e conoscenza. Questa proposta non la vede bene Robert Orokocky  ritenendo il fatto che accorciando le gare possiamo avere molti più  potenziali vincitori, mentre se  le medaglie e le  vittorie se la possono giocare in pochi è un vantaggio dal punto di vista giornalistico: più facile creare storie o aspettative su questo o su quell’atleta. Una idea che non condivido anzi la ritengo limitante, le abilità di vendere e costruire storie sono altre e si regolano in relazione agli interessi economici che si possono creare su alcuni atleti indipendentemente dal fatto che siano sempre loro a vincere. Qui bisognerebbe aprire un capitolo specifico e soprattutto infinito che tralascio per ovvi motivi di tempo.  

- Minimum course length change to 150 mt.

L’idea è quella di accorciare i percorsi facendo sì che i prossimi impianti possano essere più corti per mantenere i costi di costruzione. Questo però comporterebbe il fatto che lo stesso impianto non potrebbe essere usato a livello commerciale per i rafting. Accorciare i percorsi sì, ma certo non andrebbe a tagliare i nostri di costruzione dei canali artificiali che devono mantenersi di una certa lunghezza anche e soprattutto per perseguire il lato commerciale che permette all’impianto di mantenersi (vedi La Seu d’Urgell, Penrith, Lee Valley).

- Distance to finish no less than 8 mt. - max 12 mt.

Un piccolo particolare, ma che in sostanza non cambierebbe nulla considerando il fatto che già il regolamento per questo punto è chiaro e non si discosta di molto dalla proposta.

- More difficulty 


Percorsi più difficili si possono fare solo se facciamo una distinzione tra tracciati per  donne e per uomini. Fino a quando questo non viene accettato e modificato fare percorsi con più difficoltà diventa praticamente impossibile. 

 - Minimum two gate-combination which offers several options ( one for left & one for right handed C1/C2, 8 upstream gates
 

Sul questo punto e cioè aver combinazioni che possono offrire diverse soluzioni dobbiamo stare attenti nel proporlo in maniera esplicita  perché così rischieremo di creare una grande confusione in chi segue e che non essendo un  tecnico o addentro ai lavori interpreterebbe male l’una o l’altra soluzione. Ad esempio se il pubblico vede passare un atleta, magari della stessa specialità, che fa una combinazione in discesa e un altro in retro si chiederà il motivo senza darsi una precisa spiegazione. Anzi se la porta in retro, per varie ragioni si dimostra essere più veloce e quindi volutamente fatta in quel modo da quell’atleta, potrebbe passare per un errore per il fatto che non ha saputo mantenere diritto il suo scafo.
Portare a 8 le risalite, quindi aumentare di 2, significherebbe creare ancora più problemi per i giudici di porta e per i video Judge. Infatti sono queste le porte che creano più problemi di penalità.

- C’è poi la proposta di inserire su ogni porta una telecamera, ma già oggi il sistema video è molto complesso immaginate cosa significherebbe avere altre 20/25 telecamere che andrebbero ad appesantire il già provato sistema di  trasmissioni immagini con la successiva necessità di analisi, quindi perdita di ulteriore tempo. Inoltre mi sembra decisamente strano che Martikan in cui non crede nel sistema video possa fare ora questa proposta. Ricordo la nota che aveva diramato il 4 giugno 2016 (cliccare qui per vedere il documento) dove si diceva che le penalità  devono  essere giudicate senza l'uso del video perchè il sistema improntato è fatto male; mentre  oggi a distanza di un anno è per mettere una telecamera per ogni porta!

Il documento presentato poi inserisce altre riflessioni e proposte sui partecipanti alla Coppa del Mondo e alla gare ICF ranking.
In buona sostanza suggeriscono di lasciare aperta la partecipazione alle gare di Coppa ai migliori 20 del ranking più i campioni del mondo e olimpici che andrebbero direttamente in semifinale.  A questi si uniscono 3 quote per ogni nazione. Inoltre altri 3 posti per ogni categoria per la nazione che ospita la manifestazione.  Allargherebbero la finale a 15 per le specialità olimpiche e a 10 le altre (C2 Men e C2 Mix). 
Più o meno anche gli stessi suggerimenti a livello di partecipazione per Campionati del Mondo e in parte per Olimpiadi per garantire l’alto livello partecipativo nella massima manifestazione. Io personalmente non vedo calato il livello tecnico o agonistico nelle gare a cinque cerchi, anzi chi è al via per quella nazione è sicuramente il migliore in assoluto del suo Paese in quel momento. La partecipazione di un solo atleta per nazione esalta al massimo lo spirito olimpico e cioè quello di mettere veramente tutti sullo stesso piano di partenza. E se pur penalizzante per le nazioni che possono vantare più potenziali atleti medaglisti, permetter però di far gareggiare tutti con le stesse chance in una manifestazione che ha veramente come principale scopo l’unione dei popoli attraverso lo sport.

L’unica eccezione che farei è per i Campionati del Mondo e per la Coppa del Mondo. Riserverei una sorta di «wild card» per i campioni del mondo in carica e per i campioni olimpici in quel quadriennio se entro i migliori 20 nel ranking internazionale.

Lo stesso Slafkovsky, che si è dimostrato dispiaciuto per non essere potuto intervenire di persona al meeting fra allenatori, mi  ha fatto presente che stanno lavorando per preparare una sorta di questionario da distribuire a tutti gli atleti al fine di capire bene quale potrebbe essere una tendenza comune al fine di presentare proposte concrete al prossimo Congresso ICF di Febbraio.
Staremo a vedere e nell’attesa comunque sostanziali cambiamenti per la stagione 2018 non ce ne sono se non quelli già illustrati nel post precedente.

Occhio all’onda!

Retro: questa sconosciuta!

Combinazioni in retro ai Campionati del Mondo di Pau 2017

Mi chiedo perché alcuni grandi ballerini di tango nelle loro esibizioni si vestano con gli  stessi colori: così facendo si fatica avere la dimensione della stessa espressione nell’individualità del movimento se pur nella concetto di una risultante comune.
Ma non era proprio  questo il tema che volevo sviluppare.  Mi dico che è doveroso  e positivo condividere l’energia che stiamo respirando e vivendo qui a La Seu d’Urgell con un gruppo di nostri atleti che giorno dopo giorno e pagaiata dopo pagaiata ricamano sull’acqua opere d’arte che escono dall’infinita bontà della loro dedizione ad una missione che nasce da uno spirito nobile ed unico, come nobile ed unici possono essere solo le qualità di chi vive ogni giorno la forza dello spirito che corre con dedizione e rispetto.

Ma in realtà il tema  di oggi  è di natura tecnica legato ad una constatazione sui tracciati delle varie coppe del mondo e dei campionati del mondo. E’ evidente che si inizia a riscontrare una costante nel tipo di percorsi disegnati e sempre di più assistiamo all’inserimento di porte in retro. Manovre che diventano determinati al fine del risultato finale. 
 

In Coppa del Mondo a Praga erano ben due le combinazioni da fare in retro (3/4 e 18/19) così come ai Campionati del Mondo a Pau (2/3 e 13/14)… strana coincidenza che arriva dalla lungimiranza che dimostrano di avere i Cechi in ogni minimo particolare. Avevano disegnato il percorso nella capitale Ceca Mark Delaney e Jiry Prskavec, inglese il primo (così come era inglese il tracciatore dei mondiali) ed allenatore locale il secondo.
Tutte queste combinazioni non lasciavano ombra di dubbio o possibilità di scelta se non quella di fare la prima o la seconda porta in retro per poi andare a fare la terza e proseguire il percorso. Da queste constatazioni arriva il fatto che forse troppo poco alleniamo i nostri atleti a questa possibilità e cioè trovare la soluzione nelle porte in retro. Ovviamente casi completamente diversi sono per il C1 donne e per il C2 che usano maggiormente questa manovra per porte molto angolate o per risolvere situazioni che si presentano anomale all’ultimo momento. 
 

Mi rendo conto che sono tre  le maggiori difficoltà nel fare velocemente una porta in retro.

- La prima è di natura psicologica. In molti pensano che una retro sia più lenta di una porta in discesa, ma la cosa non va vista nell’ottica della singola manovra, ma nel complesso di una serie di porte oltre a tenere in considerazione lo spreco energetico che potrebbe comportare una manovra estrema per passare la porta in discesa.  


- La seconda difficoltà deriva dalla poca pratica su manovre basiche come pagaiata indietro o rotazione con la pala in acqua.  Ecco perché è fondamentale ritornare sempre sui fondamentali, proprio per ripassare a livello motorio gesti che si possono ritrovare in situazioni di gara.  


- La terza arriva dalla capacità di coordinare tempo e spazio attraverso un cambio di visione veloce e repentino che potrebbe portare alla perdita di un riferimento preciso ed unico.

La conclusione è abbastanza scontata nel senso che dobbiamo in allenamento sforzare gli atleti a pensare anche a soluzioni con la combinazione in retro, così come quando in acqua tranquilla effettuiamo il riscaldamento va molto bene inserire tratti di pagaiata in retro, cosa che non vedo mai fare dai nostri allievi se non dopo nostra specifica richiesta.

Occhio all’onda! 


Coaches Conference come sempre stimolante per guardare al futuro

Chiudete dentro una stanza con monitor e computers una ventina di allenatori di canoa slalom provenienti da tutta Europa e dal continente Asiatico ed Australe  ed inizierete piano piano idealmente a stravolgere ogni cosa dell’antico sport dello slalom che forse come nessun altra disciplina olimpica ha subito tanti cambiamenti in questi ultimi vent’anni. La ghiotta occasione si è presentata il fine settimana scorso  ad Ivrea per il  «Coaches Conference» proposto dall’ICF e organizzato in modo impeccabile dall’Associazione Proteina in collaborazione con Ventana Group. Come sempre a condurre i lavori  ci ha pensato Jean Michel Prono  chairman dello slalom mondiale per conto dell’ICF coadiuvato da una nuova figura all’interno dell’organismo internazionale della canoa e cioè il «canoa Slalom &  Wild water Tecnichal Manager» Cyril Nivel.  Tanti gli argomenti sul piano della discussione alcuni molto importanti come quelli legati alla qualificazione olimpica che sostanzialmente non cambia rispetto ai criteri adottati per l’ultima olimpiade e cioè quella di Rio 2016.  Saranno infatti i Campionati del Mondo del 2019, che si disputeranno a La Seu d’Urgell (Spagna), a decretare il maggior numero di quote olimpiche per paese che verranno poi completate con i vari Campionati Continentali nell’anno Olimpico e cioè nel 2020 (come da Tab. qui sotto riportata).
class
K1 MEN
K1 WOMEN
C1 MEN 
C1 WOMEN 
TOTALE
world championships   LA SEU D’URGELL 2019
18
18
11
11
58
EUROPEI 2020
1
1
1
1
5
PAN-AM 2020
1
1
1
1
5
OCEANIA 2020
1
1
1
1
5
ASIAN 2020
1
1
1
1
5
AFRICAN 2020
1
1
1
1
5
Host 
1
1
1
1
5
totale 
24
24
17
17
82

Si era parlato in Coppa del Mondo, nei vari incontri avuti con il Boarding Slalom ICF, della possibilità di utilizzare la stessa Coppa o addirittura le gare ranking ICF per le quote olimpiche, ma la cosa non è più andata avanti e non sembra attualmente possibile da realizzare.  Tuttavia un cambiamento c’è stato ed è quello di aprire le gare ranking alla disponibilità organizzativa dei vari comitati gare. In buona sostanza per questo tipo di competizioni non ci saranno più i soli 6 atleti per nazione, ma potranno essere molti di più, a discrezione di chi organizza. Un passo decisamente avanti che porterà ad un incremento numerico notevole di atleti presenti nella lista ICF ed è  un passaggio interessante che può motivare molti a migliorarsi per salire in questa specifica graduatoria. Bisognerebbe però trovare pure una finalità concreta per chi magari si trova in specifiche fasce che gli potrebbero permettere di partecipare magari, con minime quote, ad una Coppa del Mondo aperta e non a numero chiuso e riservata a soli nazionali.
Si potrebbe arrivare ad una sorta di "Challenger" ad invito magari riservato agli Under 23 e uno assoluto. Il tutto sarebbe possibile e realizzabile con una operazione di marketing specifica per invogliare un main sponsor importante.

Restiamo sul concreto e il « Coaches Conference » è stato un  ottimo momento per scambiarci idee e progetti passando attraverso l’analisi di una stagione che ha avuto all’apice il mondiale di Pau, più volte osannato nel corso di questi due giorni e mezzo di lavori. Per la verità  molti punti, specialmente quelli legati agli atleti e agli allenatori, sono sfuggiti, ma non tutto sempre può o deve essere perfetto.

Sviscerato anche un altro tema molto interessante e caro agli allenatori e cioè l’idea di come deve essere una gara di slalom e quale deve essere la filosofia generale per la tracciatura del percorso. Ovviamente le opinioni sono molte:  c’è chi vuole accorciare la gara per arrivare ai 60 secondi, chi vuole aumentarla per avere maggior differenza e consolidare il predominio di alcuni atleti in modo tale da costruire storie giornalisticamente interessanti. C’è pure chi suggerisce di cambiare «format» e adottare quello che attualmente  si usa per la Junior Cup e cioè una manche per tutti e in seconda manche, che diventa una finale, scende solo il primo terzo; in questo modo in due giorni puoi fare due gare e raddoppiare le gare di Coppa che con lo stesso dispendio di tempo e di denaro raddoppiano passando da 5 a 10. 
Poi ci sono gli atleti che hanno presentato una lettera  con vari suggerimenti tra i quali inserire otto risalite o garantire la partecipazione olimpica ai primi dieci del ranking internazionale.  


Tante idee, tanti ragionamenti, molte discussioni e osservazioni, ma lo scenario da qui a Tokyo 2020 non cambia, bisognerebbe essere molto lungimiranti e guardare già oltre, ma tutti noi siamo concentrati già al prossimo e ormai imminente appuntamento a cinque cerchi che come sempre è il vero ed  unico punto di riferimento che offre stimoli e soprattutto porta denari nelle casse dei vari comitati olimpici che altrimenti faticano a mantenere gli atleti nella loro cresciata. Insomma è la storia del gatto che si morde la coda, non ci sono soldi e non si può cambiare, ma per cambiare ci vogliono soldi!

Occhio all’onda! 




da sinistra Xabi Taberna (DT Spagna) Xabi Echaniz (allenatore di Maialen Chourraut), Christian-Muh Bahmann (DT Svizzera), Feliz (Tecnico Germania), in piedi Jean Michel Prono (Chairman slalom ICF), Richard Fox (DT Francia), Mark Delaney (allenatore di David Florence), Thomas Apel (Tecnico dei K1 men tedeschi), Guille Diez Canedo e Ettore Ivaldi.

Fondamentali in acqua piatta i segreti della tecnica


Seguire ed allenare  i giovani atleti è molto interessante perché ti mette nella condizione di imparare e di farti certe domane che forse troppo spesso non ci facciamo con  atleti olimpici, dando per scontato molti punti che negli atleti evoluti sono viceversa talmente naturali e a cui noi allenatori non diamo la giusta importanza. Lo riteniamo acquisito. Ad esempio, quando salto in barca ed inizio a pagaiare,  istintivamente ritornano automaticamente quegli automatismi che tanto ho ricercato ed allenato, ma che purtroppo nelle nuove generazioni non trovo così intrinsechi  e scontati come viceversa dovrebbero essere.
Dobbiamo capirne i motivi ed intervenire.

Molti slalomisti di alto livello sono veramente bravi a giocare con la canoa anche sull’acqua ferma e gli stessi dedicano molto tempo a questo aspetto basilare dell’allenamento. In sostanza giocare sull’acqua piatta, rifacendo praticamente quotidianamente esercizi basici, permette all’atleta di mantenere sempre vivi i gesti motori di base che nella canoa, specificatamente nello slalom, non sono molti.
Per estremizzare diciamo che i fondamentali non sono altro che variazioni alla pagaiata propulsiva avanti o indietro. L’angolo è l’elemento che trasforma lo stesso gesto della pagaiata in altre manovre.   Quindi sulla pagaiata dobbiamo costruire il nostro punto di  forza per poterci muovere a ritmo con l’acqua passando attraverso i pali dello slalom.
Il tempo che dedichiamo  a pagaiare sull’acqua ferma, specialmente in questo periodo, non è mai troppo. Così come non è assolutamente tempo perso quando ai nostri giovani allievi proponiamo esercizi di base come:

 a) pagaiata larga recuperando la pagaia senza  toglierla dall’acqua, per farli arrivare alla sfilata. Quindi  il controllo dell’imbarcazioni passa in questa fase alla sfilata che potrà essere interrotta, allungata, accorciata e modificata in relazione alla necessità di quel preciso momento; 
 b) esercizi con la coda piantata facendo percepire e capire all’allievo la differenza e le diverse modalità per infilare nell’acqua la propria parte posteriore del mezzo. Qui bisogna sottolineare l’aspetto dell’angolazioni di incidenza del mezzo nell’entrata in acqua. In sostanza basterà dire al giovane di cambiare l’angolo di entrata della coda  messo  in atto  o da una pagaiata larga, o dal Dufek o da una propulsione indietro (frenata);
c) pagaiata singola e stop per far percepire all’allievo l’influenza che ogni colpo può avere sulla canoa;
d) la stessa pagaiata fatta fare spingendo  con il piede sul punta piedi e senza spinta per far capire e percepire la differenza;

Mi preme sottolineare un altro punto sulla pagaiata ed è quello dell’impugnatura.

Spesso e volentieri mi accorgo che ai giovani viene insegnato di tenere le mani ben strette su un punto preciso della pagaia.

Ritengo ciò un grave errore per quattro semplici ed intuitivi motivi:

1. crea indurimenti sugli avambracci con la conseguente perdita di sensibilità;
2. in fase di spinta può spezzare l’angolo tra polso e mano;
3. non permette di cambiare l’angolo di inserimento della pala in acqua in relazione alle necessità;
non permette di allungare o accorciare l’impugnatura a necessità. 


Occhio all'onda!