Gare spunto per analisi


Il fattore casa è sempre più evidente e  più il livello cresce e più questo elemento diventa predominante. Infatti avere  3 K1 australiani in finale agli "Australian Open" non si era mai visto  prima. Se a questo aggiungiamo il fatto che Lucine Delfour, pur forte slalomista franco-australiano, vinca distaccando il secondo e il terzo  di oltre 5 secondi la cosa ci lascia chiaramente capire che gareggiare sul proprio canale e in uno stato di forma perfetto avvantaggia non poco. Considerando inoltre il fatto che in finale avevamo campioni del mondo e olimpici. Volete la conferma? Prendiamo la finale della canadese monoposto femminile dove qui le Aussie sono ben il 50%. Stratosferica poi la prova di Jessica Fox che ferma i cronometri a 106,81. Tanti per capirci questo tempo le sarebbe valso l’argento nel K1 donne dietro solo a… « lei medesima » davanti cioè a Riccarda Funk! Giusto per restare in tema medaglie le prime tre in canadese sono australiane (Jessica Fox, Noemi Fox e Kate Eckardt), mentre nel Kayak femminile le medaglie sono due. La vera sorpresa di queste gare, ma soprattutto per le prove di selezione australiane (gli Australian Open valevano come selezione) è Kate Eckhardt classe 1997, allenata da Myrian Fox, che con i suoi due bronzi nelle due diverse specialità ha dimostrato di aver fatto un grande passo avanti fra i paletti dello slalom. Lei,  che ha seguito le orme del papà Peter, 20esimo ai Giochi Olimpici di Barcellona 1992 in C1 slalom, arriva a mala pena ai 50 chilogrammi e forse al metro e 55, ma di grinta e voglia di far bene ne ha da vendere.  Nel 2014 proprio qui ai mondiali Junior fu seconda dietro ad Ana Satila poi l’anno successivo in casa della brasiliana a Foz do Iguaçu prese un bronzo nel  C1 Junior.
Le gare portano sempre punti su cui riflettere, uno di questi è il fatto che a distanza di un anno esatto David Florence (si veda quanto da me scritto in quell’occasione cliccando qui)  si è ricreduto sull'utilizzare il debordè in  tutte le risalite con il cambio mano, ma non si è fermato qui.  In realtà il campione britannico, sarebbe più corretto scrivere scozzese,   ne ha tirata fuori un’altra dal cilindro del mago… Quest’anno il dottore in matematica e fisica nonché pure in giurisprudenza ad  honoris causa ha pensato bene di utilizzare la pagaiata in relazione a quello che teoricamente potrebbere essere il lato favorito.Ovviamente, ma secondo me solo teoricamente, ci sono combinazioni o porte medesime che potrebbero essere migliori per un destro o per un sinistro. Ad esempio nella semifinale e finale degli Australian Open parte a pagaiare dal suo lato e cioè a destra  e arriva fino a poco dopo la porta 10 pagaiando sempre dalla sua e mettendo in acqua solo 4 debordé. Tanto per avere un paragone nello stesso tratto Benus, anche lui destro, il debordé lo usa 9 volte facendo la combinazione 3/4 diritta, mentre Florence sceglie la retro, probabilmente per evitare proprio di incrociare.  David prosegue quindi fino dopo l’uscita della 15 pagaiando a sinistra, momento in cui torna dal suo lato per preparare la successiva risalita 17. Arrivato a metà buco e prima di entrare nella 18 a sinistra cambia mano e terrà questo lato fino alla fine della gara piazzandoci pure un debordé sul lato opposto.  Sempre per avere un confronto Benus di debordé nella seconda parte ne piazza ben 20.  Consideriamo che le due prove tra Benus e Florence sono praticamente due fotocopie con 99,69 per il primo e 99,89 per il secondo. ll 50 dello scozzese alla risalita 18 non influenza assolutamente l’analisi e il confronto tra i due. Le conclusioni che si possono trarre sono molteplici, tanto più se consideriamo  il fatto che parliamo di un campione già affermato e che per mantenersi ai massimi livelli ricerca sempre stimoli nuovi. Forse è proprio questa sua continua ricerca che gli permette di mantenere vivo l’interesse di mettersi in discussione a livello agonistico. Sinceramente credo che tecnicamente un C1men  possa essere efficace ed efficiente tanto quando utilizza il suo lato di pagaiata  o il debordé.

Le gare viste nell’ottica azzurra ci hanno portato delle conferme e delle certezze. Infatti abbiamo atleti nel kayak maschile e nella canadese monoposto che hanno tempi da finale e che le penalità o semplici e banalissimi piccoli errori possono farli passare all’ultima fase di gara oppure li possono lasciare fuori senza possibilità di replica. Il fattore determinate per questi atleti sarà la grande capacità di saper lottare fino alla fine senza aver paura di ottenere un grande risultato. Per il settore femminile con Stefy Horn non in gara c’è ancora molto da costruire prima di essere potenziali finaliste.

Occhio all’onda! 



Per fortuna che Jezek era presente alle gare australiane per collaborare con l'organizzazione che come sempre è molto scarsa. Si pagano 90 dollari per atleta gara e non si ha nulla in cambio neppure una bottiglietta d'acqua! Per non parlare dei servizi annessi e connesi che sono praticamente e totalmente assenti.

Il podio Under 23 della C1 men

 

La fermezza del movimento

Il week-end porta sempre beneficio a tutti. Ad esempio a me ha insegnato a preparare il tè e mi ha regalato una massima di Murat. 
Ignorantemente o forse pure per casualità versavo  l’acqua calda dal boiler nelle tazza e successivamente ci cacciavo dentro la classica bustina. Bene, non si fa così! Si mette prima la bustina nella tazza, poi si avvicina la stessa al boiler e si fa cadere al suo interno l’acqua calda che deve arrivare giusto a filo della tazza. Prima di poter farne uso devono passare diversi minuti, solo dopo si potrà pure procedere ad una mescolata e quindi alla sua degustazione. La mia insensibilità però non mi fa apprezzare la differenza di preparazione nel momento del consumo che per qualcuno, mi dice, è effettivamente notevole. Non me ne vogliano i veri cultori di questa bevanda in uso nell’antica Cina fin dal III secolo per arrivare poi in Inghilterra intorno alla metà del 1600, ma il mio palato è poco affine e avvezzo a tali estreme finezze. L’unica vera bevanda di questo genere che apprezzo molto è una sorta di tisana alla liquirizia che la mia mogliettina mi prepara qualche sera d’inverno davanti al focolare, magari guardando per l’appunto l’ultima serie di « The Crown » giusto per stare in tema.
La massima di cui vi parlavo invece è di  Murat Erdemsel, chi è costui per chi non balla il tango? Definirlo un maestro di tango potrebbe essere decisamente riduttivo, potrei aggiungere artista del movimento e dell’immagine, viste le sue opere pittoriche e fotografiche. Sottolineerei di lui però l’aspetto prettamente illuminante e rivelatore che può avere nelle persone grazie ai suoi tratti gentili e ammalianti, con la sua verve, con la sua armonia e soprattutto con la sensibilità infinita verso la musica e la danza. In sostanza al termine di un workshop con lo sfondo un magnifico oceano e con tutti gli allievi che lo circondano dice: « si pensa e si è sempre detto che l’essenza del tango è la camminata, ma…» (in inglese ha usato per camminata  traveling che rafforza magicamente l’immagine di un  tango che effettivamente ti proietta in un’altra dimensione).

« ma… » fiato sospeso con Murat al centro e con lui Sigrid, la sua compagna di tango, che mentre lui parla lo guarda come se avesse visto apparire Gesù all’improvviso,  prosegue: « in realtà il fulcro di tutto arriva però dallo stare fermi  racchiudendo  nell’abbraccio emozioni, dialoghi, sensazioni. In quel momento lasceremo spazio all'ascolto di tutto ciò che ci circonda sapendone cogliere tutte le varie sfumature.  Questo il tango te lo  può regalare solo se ti si lascerai libero». A questo punto attorno a Sigrid appare una aureola di luce che si rispecchia nei suoi occhi e lei, con un cenno di capo e un sorriso contagioso, annuisce con delicatezza a tanta scienza e sensibilità e le parole fermezza del movimento nell'abbraccio lasciano il segno anche in lei abituata a quest’uomo che dal cuore e con l'anima è capace sempre di elaborare concetti profondi e sinceri. 

Occhio all'onda! 

Iniziata la stagione agonistica 2018


E’ indiscusso che gli slalomisti sono personaggi particolari e  che hanno in comune il piacere di vivere la natura intensamente. Oggi ne ho avuto ulteriore conferma parlando con Ondrej Tunka (chi è lui lo sappiamo tutti vero? non serve specificare che è il campione del mondo in carica nel K1 slalom e che fa parte di quella scuderia corse seguita ed allenata da Jirj Prskavec senior). Ondrej  mi raccontava del mese passato in New Zeland a fare fiumi spostandosi da una parte all’altra con il  camper noleggiato per l’occasione con  l’amico Lukáš Rohan figlio di Jirí Rohan (anche qui inutile sottolineare che Jirí è due volte vice campione olimpico in  C2 con Simek e che finita la stagione competitiva è entrato a far parte dello staff tecnico nazionale che ha portato ai risultati che tutti noi conosciamo). Una bella esperienza quindi,  che dopo i successi internazionali,  gli ha regalato ulteriore carica per iniziare bene l’anno nuovo che porterà come tappa finale ai Campionati del Mondo di settembre a Rio de Janeiro sul percorso olimpico.  I cechi nel K1 uomini hanno già qualificato Tunka e Prindis, primo e secondo agli ultimi mondiali, mentre rimangono fuori e si giocano l’unico posto disponibile due personaggi del calibro di Jirj Prskavec (bronzo ai giochi Olimpici 2016 e Campione del Mondo 2015 individuale e a squadre) e Vavra Hradilek (argento ai Giochi Olimpici di Londra 2012 e Campione del Mondo 2013), senza parlare di un certo Lubos Hilgert e tanti altri giovani che alle selezioni ceche non avranno nulla da perdere se non il fatto di aver l’occasione della vita per entrare in una squadra che sta dettando legge per metodologie e tecnica. 
Mi sono perso perché in verità volevo annunciare il fatto che in pratica la stagione gare 2018 è partita con le due prove disputate proprio  nel paese dei kiwi. Sapete perché vengono chiamati così gli abitanti della Nuova Zelanda? Non per il succoso e gustoso frutto che da quelle parti si produce in grande quantità, ma per il volatile, piuttosto  bruttino,  ma con  una faccina molto simpatica che i neozelandesi hanno adottato come simbolo del paese e che si chiama proprio Kiwi. 
La  prima gara è stata fatta sul "Mangahao river" a Shannon un piccolo paesino disperso nella natura tra pecore e 1.500 anime che si dedicano a  curare i preziosi ovini  e per il resto del tempo vivono in pace con il mondo e con l'universo nel suo complesso.  Fiume facile, ma divertente se non altro per il fatto che ogni tanto si torna a gareggiare in mezzo alla natura e per risalire in partenza bisogna camminare su sentieri che non sempre costeggiano il fiume.
Nel Kayak femminile Katerina Kudejova si è imposta di nulla sulla giovane Camille Prigent fidanzata di Michal Smolen nonché figlia di  Marie-Francoise Grande che è l’attuale direttrice tecnica di tutti gli sport olimpici della canoa della Francia. E’ lei che in sostanza ha messo Richard Fox  a capo del settore slalom transalpino. I due sono legati da una lunga amicizia specialmente per il fatto che Papia, così conosciuta e chiamata da sempre la DT francese, ha gareggiato a lungo con la moglie di Richard e per l’appunto con Miryam Jerusalmi hanno vinto parecchio assieme. Se non ricordo male devono essere campionesse del mondo a squadre a Merano 1983, Augsburg 1985 e Savage 1989. Loro erano fisse poi due volte con Sylvie Lepeltier una con Anne Boixel.  Il marito Yves oltre ad essere stato un atleta di alto livello dello slalom è stato pure direttore tecnico della squadra francese per molti anni, poi rientrato nella sua regione a dirigere lo sviluppo giovanile che lo ha portato a far emergere Sebastien Combot. Tornando alla gara terza è arrivata l’argento olimpico Luuka Jones che dall’anno scorso ha pensato pure di mettersi in ginocchio. Non male la Jones che affettuosamente e vista la sua stazza mi da l’idea di una Indiana Jones in gonnella. La nuova zelandaese vince in C1 davanti alla britannica Hannah Thomas. Nel Kayak maschile il campione del mondo esordisce nel 2018 con una vittoria sul italo-austriaco Matthias Weger e sull’australiano Lucien Delfour, quarto Smolen. Qui tutti i risultati in dettaglio.
Non passano sette giorni e la comitiva si rinforza e si sposta sul nuovo canale di Auckland per gli "Oceania Championships" e la musica nel k1 donne non cambia: Kudejova sempre prima  e la Prigent sfila in terza posizione visto che Rosalyn Lawerence si infila tra le due. Jessica Fox paga un 50 pesante e in finale finisce ottava anche se distacca tutte di oltre 4 secondi di tempo. Jessica si rifà però in C1 che vince senza strafare e con una Jones decisamente migliorata in questa sua nuova specialità.  Nel kayak maschile  Tunka è quinto nella gara vinta da Lucien Delfour su Smolen e Biazizzo. Qui tutti i risultati.

Le prime due gare di stagione mettono in evidenza due cose. La prima è che ormai non si parla più di C2 e la seconda che tutti hanno ripreso alla grande dando grande importanza alla preparazione specifica in acqua. Pensate che a Penrith in Australia i cechi sono arrivati in 28 oltre a tutto lo staff tecnico e medico. I francesi neppure scherzano con oltre 20 atleti, inglesi presenti, siamo in attesa dei tedeschi annunciati in arrivo. Gli  slovacchi in gran numero, puntano molto sulla crescita femminile del C1, infatti Ontko è qui con le giovanissime atlete di questa specialità, mentre altre sono state portate negli Emirati. Insomma in Australia già si respira aria internazionale e questo pomeriggio grande sfida di calcio tra Italia e Repubblica Ceca... poi vi faccio saper come sarà andata! 


Occhio all'onda! 

Eleganza

L’eleganza è la sublime essenza della vita e  c’è chi dell’eleganza ne fa un uso  naturale ed unico come  Roger Federer che  riassume nel suo rovescio quanto un gesto può dimostrarsi bello, energico  e sensuale tanto da regalare a noi amanti della maestria sportiva immensa goduria fisica e spirituale. Ma come non si fa a non amare tal fine movimento con quel braccio, che dopo aver colpito la gialla pallina, si apre in adorazione a Dio?
Non è forse vero che l’eleganza non è per farsi notare, ma per farsi ricordare? Mi sembra un assunto del grande Giorgio Armani che di questa materia ne ha fatto una ragione di vita e l’eleganza dell’elvetico a questo punto è indiscussa.

La parola eleganza deriva dal latino esigere e cioè scegliere allora la scelta dello svizzero è da premiare doppiamente in un mondo fatto di potenza fisica e di veroniche  dialettiche. Roger alle palline  parla come fossero oracoli da venerare  e le colpisce con immensa delicatezza e  grazia, mentre la sua infinita maestria fa correre da un lato all’altro avversari che dopo qualche set si mettono le mani nei capelli e disperati sbattono le racchette sul campo. Roger, che significa valoroso con la lancia, nel nostro caso con la racchetta, pennella ogni colpo che mette in essere con estrema e ben determinata e sublime eleganza.
Se solo prestiamo attenzione alle cose della vita e apriamo il nostro cuore alle emozioni,  percepiamo che siamo circondati da mille sfaccettature dell’eleganza. Ecco quindi che una spinta sul muro con la  pagaia  in uscita da una risalita  è di una eleganza assoluta ed unica. Se poi a questa uniamo la velocità con cui i migliori slalomisti metto in essere tale manovra, ci rendiamo conto che il tutto si trasforma in una  libidinosa eleganza ancestrale. Eleganza magica è un debordè, eleganza stoica sono i volti scavati dalla fatica di chi sfinito non rinuncia all’ultimo percorso, con la certezza che proprio e solo quello sarà quello determinante.  Eleganza strumentale sono gli attrezzi del mestiere appesi alle ringhiere della piscina, eleganti sono le pagaie appoggiate vicino alla libreria che il nero tubo non è più nero, trasformato e adattato ai calli che si rompono per le tante ore passate ad impugnare quel magico oggetto. Eleganza disordinata  sono  le camere con gli oggetti sparsi ovunque che non lasciano dubbi su chi le abita. Fresca e pura eleganza è il disegno di un bambino che rappresenta i suoi amici in un mondo sconosciuto. 


L’eleganza ci circonda... ricerchiamola! 


Occhio all’onda! 



Enjoy Your life

Andando al canale sulla strada c’è un albero che ha il suo manto verde tutto e solo esposto ad Ovest. Bello, slanciato verso il cielo e questa particolarità  lo rende unico  e facilmente riconoscibile. Un lato dedicato al piumaggio, mentre l’altro lato mette in risalto la corteccia che la luce del mattino lo fa sembrare d’oro.  Tutto e tutti  sono diversi non fosse altro per qualche particolarità come la mia mamma che a 96 anni rimane una guerriera e guarda al futuro con estrema serenità.
La particolarità  di Peter Kauzer è quella di vivere  divertendosi  facendo quello che gli piace più di ogni altra cosa e cioè  pagaiare tra le porte dello slalom danzando sull’acqua.  E’ uno spettacolo seguirlo ogni giorno su questo canale in questa estate australiana dove si stanno concentrando i migliori slalomisti del mondo che provengono da tantissimi paesi diversi. Il fior fiore della gioventù bella, sorridente, motivata, muscolosa e attiva che arriva a sera stanca per aver sofferto e lottato per raggiungere un sogno che forse un giorno per qualcuno di loro si concretizzerà. Per gli altri la soddisfazione di averci provato e di essersi divertiti.
Poi da Verona  ti arrivano buone nuove e capisci che forse presto ci saranno tanti giovani che si appassioneranno allo spirito dell’acqua che corre grazie ad un Club che ha creduto con tutto se stesso nei sogni e in quasi vent’anni di lavoro sta arrivando al dunque per offrire strutture e competenza a chi ne vorrà far buon uso. E se tutto ciò non bastasse lo spirito che ci anima a  Sydney lo riscopri, con infinito piacere, esser presente pure ad  Ivrea come il bravo Lollo (al secolo Lorenzo Biasioli)  ci scrive:  « Qua gli junior lavorano bene, stiamo cercando di trasmettergli l'idea di lavorare ogni giorno a testa bassa, senza pensare più di tanto al futuro. Godersi il momento e dare il massimo in qualsiasi situazione ». Quindi  a questo punto  non c’è più nulla da aggiungere a questa poesia non scritta in rima, ma incisa nei cuori di chi ha scelto di seguire la propria passione offrendo ai giovani tutta la loro energia. 

C’è solo forse da ricordarsi sempre che dobbiamo vivere ogni attimo come se fosse l’ultimo della nostra vita per metterci tutta l'energia che ogni uomo o donna ha nascosta dentro di sè e che a volte è difficile da esprimere e da condividere.

Occhio all’onda! 





Divertirsi con determinazione

Fra cinque giorni  iniziano gli Australian Open di tennis, in pratica il grande gioco della pallina gialla riprende forma e sostanza con la prima tappa del grande Slam.   Fra cinque giorni pure noi partiamo  per l’Australia per preparare una stagione da vivere alla grande, iniziando proprio con carichi di lavoro importanti sul canale di Penrith. 
Guardando le foto dei grandi campioni del tennis, impegnati in allenamento in questi giorni sui campi azzurri di Melbourne,  me ne ha impressionato in modo particolare  una e guarda caso è quella di Rafael Nadal che colpisce la pallina e termina il suo gesto verso l’alto.  Due cose hanno catturato la mia attenzione facendomi scattare lo stimolo di condivisione: la prima è  il suo braccio sinistro e la  seconda è la cattiveria, la determinazione e il divertimento nel fare quel determianto colpo. Rafael parte da testa di serie numero 1 com’è giusto che sia, ha problemi con il suo ginocchio destro, ma è lì a lottare su ogni colpo che sia fatto durante la partita che può contare per il match point o per  colpirla durante le infinte ore di allenamento in preparazione all’obiettivo finale. Questo è ciò che voglio trasmettere e che ricordo sempre ai miei atleti: ogni colpo per voi rappresenta la finale olimpica. Ogni colpo è determinate per il successivo. Ogni colpo diventa una ragione di vita e su ogni colpo deve essere cosciente e determinate. Ciò che più conta però è che state facendo una cosa che vi piace e vi diverte. La somma di tutte le racchettate o pagaiate portano al successo finale.
Per vincere una medaglia in coppa del mondo o mondiali per i Kayak uomini c’è una percentuale del 6,1%,  per le donne sedute del 7,3% per gli uomini in ginocchio del 7,9 e per le loro colleghe del 13,9%. Si alzano questi numeri se si ambisce ad una semifinale passando al 18,5 per k1men, 23,8 k1women così come per i C1 men, mentre per le donne in C1 è del 34,1%. Ben più alta è la possibilità di accedere alla seminale che vede per i k1 men il 39,5% per k1 women 49,6, per C1men 46,0% e per C1 women 67,0% (fonte dei dati www.slalomstats.com sito ideato e curato da Guille Diez Canedo che ringrazio per il servizio importante che sta portando avanti in relazione a ciò)


Quindi il gioco non è facile, ma vale la pena di essere giocato soprattuto per il fatto che non manca l’energia e la voglia di raggiungere un grande obiettivo con la massima serenità, ma con la giusta determinazione.
Ho letto in questi giorni che l’Ajax, la famosa squadra di calcio olandese che sforna talenti in continuazione, basa i suoi  criteri per le selezioni non  durante le prove tecniche e   neppure  il numero di gol segnati o quanto veloce un giovane corre, ma si basa tutto su quanto un ragazzo si  diverte nel fare ciò che fa! Gli osservatori prestano attenzione a quanto desiderio hanno i bambini di essere lì a giocare, questo è il primo criterio di selezione.
Ecco questo desiderio lo rivedo costantemente  ogni volta che guardo Rafael Nadal giocare oppure quando Peter Kauzer fra le porte dello slalom dipinge opere d’arte con la sua pagaie e la sua canoa!

Occhio all’onda! 



www.slalomstats.com




















La magia della vita

"Non insegnate ai bambini
ma coltivate voi stessi il cuore e la mente
stategli sempre vicini
date fiducia all'amore il resto è niente.
Giro giro tondo cambia il mondo.
Giro giro tondo cambia il mondo."
Giorgio Gaber 

Era una di quelle giornate dove il freddo è pungente, e non vedi l’ora di dover  traghettare da una parte all’altra del fiume, per risalire meglio, ma soprattutto per  incontrare, anche se per pochi minuti, il sole che comunque sa darti conforto quando il gelo sembra farla da padrone. Non c’è nulla di così appagante pagaiare sul fiume in giornate come queste dove ritrovi serenità e tranquillità e poi se sei attento, sensibile e  pure fortunato c’è lui che è in vena di fare domande e confidenze…

- «Senti allenatore, era tanto tempo che non risalivi fin qua su, ma i gabbiani che invece vengono spesso e volentieri a trovarmi mi dicono che più in basso ci sono tanti giovani che pagaiano».
-- «In effetti sul canale c’è una alta concentrazione di canoe e pagaie - e proseguo - ma cosa ti succede oggi che sei così curioso?».
- «Lo sono sempre stato e poi voi pagaiate sulle mie acque, potrò bene capire chi gioisce delle mie onde, rapide e morte, anche se quel figliolo costruito in provetta mi sembra che susciti più interesse di tutto il resto».
-- «Scusa traghetto dalla parte opposta altrimenti la raschiera  massacra la mia povera pagaia, ma dimmi pure non preoccuparti».
- «Stai pure attendo a quei rami che si sono infilati sul letto dall’ultima piena e non riesco a farmeli scivolare via, vedi se… beh è lo stesso lascia stare. Ti dicevo che non vedo i giovani pagaiare sulle mie rapide, come facevate voi tanti e tanti anni fa e me ne chiedo il motivo». 
-- «Sei molto saggio e non è facile risponderti. Vedi siamo tutti presi dall’ansia di arrivare quanto prima a vincere medaglie e aspirare alla gloria olimpica. Un tempo il piacere di pagaiare sulle tue rapide era l’aspetto più emozionante, eccitante e motivante. Passavamo le ore dentro un’onda a surfare per non parlare delle discese infinite a scoprire ogni segreto della tua lunga vita. Ogni metro un’avventura, ogni sasso un sogno, ogni morta una risalita, ogni cambio di pendenza uno scatto,  due sassi vicini una porta in retro, ogni ricciolo una sosta attiva. Poi la sera a ricordarci tutti i vari passaggi e come erano stati affrontati, le storie narrate  da persona a persona  si ingigantivano e si tramandavano  da canoista a canoista. Ecco forse un tempo eravamo anche canoisti oggi i giovani sono solo slalomisti. Atleti nel vero senso della parola, come un ottocentista che corre esclusivamente  in pista per paura magari di farsi male ai legamenti. Quindi si pensa di perdere del tempo se facciamo fare ai nostri giovani lunghe discese sui fiumi. Oggi ci si concentra sulle porte, avanti e indietro, facendo dimenticare l’aspetto più emozionante del nostro magico sport. Già un vero peccato aver perso questo stretto contatto con Te signor Fiume».
- «Eh già! Eppure voi ne passavate tante di  ore sulla corrente senza porte e non eravate poi così male neppure in gara e soprattutto avete imparato a vivere e a rispettare la natura legandovi a noi a doppio filo. Poi avete saputo tramandare la tradizione come io faccio da sempre. Che bei tempi quelli, ma se vi posso fare una raccomandazione insegnate ai vostri bambini solamente la magia della vita e raccontategli il sogno di un’antica speranza che corre più che mai con la forza della corrente».
 


Occhio all’onda!